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Manuela Demontis
Art Director Icon Medialab

Manuela Demontis

Iniziamo dal sito premiato: Locat si occupa di leasing, quindi siamo in un ambito finanziario piuttosto ‘tecnico’: che cosa determina l’appeal di un sito di questo tipo?

Il sito ‘Locat’ si connota per semplicità di consultazione e di navigazione, caratteristiche declinate attraverso due possibili percorsi cognitivi: un approccio analitico e uno emozionale.
Abbiamo cioè scelto di offrire più chiavi di accesso alla consultazione: una tipicamente razionale, attraverso un menu di navigazione analitico che, mediante percorsi logici, conduce alle diverse aree di contenuto tematiche, e una di tipo emozionale, attraverso percorsi visivi espressi sotto forma di concettualizzazione figurative.
Questo aspetto, per me più interessante e personalizzante, ha trovato in Locat una buona risposta in una caratterizzazione del sito stesso.

I linguaggi visivi che abbiamo adottato, a loro volta, sono stati declinati in due percorsi differenti: figurativo (tramite l’identificazione del target di appartenenza) e iconografico (tramite illustrazioni, identificazione dell’oggetto e del “tema” presentato).
Questa modalità è stata scelta per porre su piani differenti le specificità del contenuto e perché l’utente potesse ‘muoversi’ all’interno del sito nel modo più congeniale a lui e al suo personale approccio alla navigazione.
Questo il concept alla base della soluzione di design dell’interfaccia sviluppata per Locat.

Per quanto riguarda la grafica, il ‘look and feel’ nasce da uno studio cromatico eseguito a supporto del brand e inteso come strumento della navigazione, e dalla scelta di uno stile sobrio, ordinato, pulito, ma anche fresco, moderno, in grado di rendere “leggera”, piacevole e attraente la visita di un sito finanziario, troppo spesso reso ostico da un modo errato di fornire informazioni e organizzare contenuti.

Il premio vinto dal sito Locat per lo Structural Design ritengo sia quindi riconducibile alla cura con cui questi concetti sono stati declinati e applicati, a livello progettuale, in tutte le pagine del sito, creando, ad esempio, più template, studiati apposta per accogliere al meglio i diversi contenuti e le differenti tipologie di informazioni.

E’ stato un lavoro difficile?

No, al contrario, si è trattato di uno di quei ‘rari’ casi in cui si instaura immediatamente una buona sintonia con il cliente, prova ne sia il fatto che il risultato attualmente on-line non si discosta molto dalla nostra proposta iniziale.

Il vostro lavoro è relativamente nuovo, dunque non tutti sanno come funziona realmente: quali sono le diverse fasi?

La prima fase consiste nel recepire e comprendere le esigenze del cliente, che sono di varia natura: attraverso il sito, l’azienda vuole parlare di sé, vuole presentare i propri prodotti o servizi e, spesso, vuole anche commercializzarli.
Una seconda fase prevede la traduzione di tali esigenze in modo ottimale, dal punto di vista creativo e funzionale.

Per raggiungere gli obiettivi nostri e del cliente, in IconMedialab siamo, pertanto, strutturati in tre diverse aree, che si occupano rispettivamente del contatto con il cliente, dello sviluppo tecnico e della realizzazione dell’interfaccia; quest’ultima funzione si articola ulteriormente in area ‘content’, che lavora ai contenuti del sito (architettura e linguaggio espressivo), area ‘human computer interaction’, che cura la fruizione dei contenuti stessi e la declina in accorgimenti atti a rendere agevole la navigazione e fruibili le informazioni, e area ‘creativa’, che “traduce” il tutto in design vero e proprio, il concreto linguaggio visivo, che coniuga aspetti funzionali ed evocativi.

Infatti, il nostro intento è quello di bilanciare l’aspetto razionale e analitico, organizzando l’interfaccia in modo da rendere la navigazione facile e scorrevole, con l’aspetto emozionale e intuitivo, il tutto utilizzando la multimedialità.

Dunque, nella realizzazione di un sito c’è spazio anche per la creatività oppure i vincoli tecnici finiscono per limitare un po’ il lavoro dell’art director?
Si e no. Lo spazio alla creatività c’è, partendo sempre dal concetto che la tecnologia va intesa come supporto alla creatività e viceversa, quindi, se viene usata con intelligenza, produce risultati positivi e duraturi.
Tuttavia, se parliamo di vincoli, allora sì, lo spazio destinato alla creatività talvolta viene limitato dalla tecnologia e la creatività in quanto tale deve ricorrere a qualche piccolo escamotage.

Per me questo è un lavoro gratificante e stressante al tempo stesso: l’aspetto visivo di un sito è molto importante, anche se non è mai fine a se stesso, va ad abbracciare e deve sostenere aspetti più ampi di funzionalità e comunicazione.
Bisogna fare i conti con meccanismi di interazione uomo-macchina e con esigenze aziendali, con vincoli sia tecnici sia di sviluppo concettuale, che talvolta rischiano di “compromettere” una navigazione fluida e soddisfacente dei bisogni/ esigenze dell’utente finale.

Parlando del mondo della grafica, i linguaggi visivi a “disposizione” sono tanti: immagini figurative o astratte, illustrazioni rappresentative o concettuali, tutto volto alla ricerca continua di linguaggi e segnaletiche visive più appropriate e innovative, che nei canali multimediali come il web, se ben abbinate e “miscelate” a suoni, animazioni, video, lo rendono un mezzo potentissimo e utile a soddisfare le esigente di comunicazione e informazione dell’azienda e del suo target di utenza, magari anche divertendo.

Quali sono i momenti più problematici di questo lavoro?

Per me la cosa più difficile è il processo di selezione delle informazioni da considerare rilevanti: il cliente generalmente vorrebbe poter inserire on-line davvero troppo e mostra, talvolta, un’inclinazione ad organizzare il sito secondo una logica ‘aziendale’, oppure tende a soddisfare obiettivi di ‘politica interna’, a scapito dell’usabilità, della funzionalità, della semplicità e dell’armonia.

Sta a noi lavorare in questo senso e operare una selezione, scegliere ciò che è veramente essenziale per il navigatore, rinunciare a qualcosa a vantaggio dell’obbiettivo finale: un sito semplice e intuitivo, un “luogo” dove l’utente possa reperire facilmente e rapidamente ciò che gli serve e, nello stesso tempo, possa vivere l’esperienza della navigazione in modo piacevole e coinvolgente in armonia con i valori aziendali

Come si diventa art directors per il web? E’ un percorso specifico o si interseca con la comunicazione tradizionale?

Personalmente, provengo da una scuola di visual design, dopo la quale ho percorso le tappe proprie della comunicazione tradizionale, maturando esperienze nella grafica tradizionale, dalla corporate identity alle attività in ambito editoriale.
Da otto anni lavoro principalmente nel mondo della comunicazione multimediale: ho iniziato progettando CD Rom interattivi e presentazioni multimediali e, successivamente, mi sono dedicata soprattutto alla progettazione per il web, interessandomi dallo sviluppo grafico e “evolutivo” alla concettualizzazione dell’interfaccia, anche se l’approccio progettuale presenta le medesime fondamenta.
Ho, tuttavia, sviluppato convinzioni rispetto alla progettualità sul canale web dalle caratteristiche del tutto peculiari e personali: si tratta di una comunicazione bidirezionale, fortemente interattiva, che arriva a livelli profondi di informazione e consente un utilizzo e una consultazione quotidiani. I contenuti sono molti e spesso approfonditi, e gli strumenti digitali molto fondamentali per la loro fruizione. Insomma, si tratta di un tipo di comunicazione piuttosto complesso e molto affascinante.

Ma i vostri clienti cercano sinergie tra la comunicazione on-line e off line, o li considerano mondi a sé stanti?

Ovviamente, in una situazione ideale, il sito è integrato con la strategia di comunicazione generale dell’azienda; infatti, prima di progettare il sito, noi svolgiamo un attento lavoro di analisi del brand e dei valori aziendali, li interpretiamo e li sviluppiamo in modo da trasmettere un’immagine coerente.
Le aziende più ‘sensibili’ cercano di rispettare e agevolare il link tra i due tipi di comunicazione, ma questo non sempre avviene: capita a volte di partire da zero, ossia di lavorare per clienti che non hanno una strategia di comunicazione condivisa, e talvolta la nostra soluzione ne determina i punti base; oppure capita di progettare una comunicazione che segue punto per punto le linee guida della strategia aziendale del cliente, e non c’è un giusto o uno sbagliato in questo: tutto dipende dal tipo di sito che si realizza e dal suo scopo.
Fondamentale e imprescindibile resta la salvaguardia di una comunicazione coerente

Le esigenze dei clienti stanno cambiando?

Sì, anche i clienti hanno acquisito maggiore esperienza, stanno imparando a concentrarsi sulle cose importanti, ad adottare il punto di vista dell’utente.
Stanno sviluppando una certa autonomia, e noi gliene diamo l’opportunità, fornendo loro gli strumenti per la manutenzione e l’implementazione del sito, anche se questa maggiore esperienza in verità rischia di rivelarsi in alcuni casi un’arma a doppio taglio: infatti, se inizialmente il cliente si affidava soprattutto alla nostra esperienza, ora ha spesso la convinzione di conoscere bene il mezzo, pensa di avere in tasca le soluzioni migliori, e rifiuta in prima istanza la consulenza dell’esperto, per poi farvi ricorso davanti alle prime difficoltà.

Cosa prevedete per il futuro? Quali sono i cambiamenti in atto?

Per la comunicazione su web secondo me il momento è un po’ difficile, ma può essere un’occasione per riflettere sull’esperienza maturata finora, per capire e per crescere: in passato si è molto sperimentato, anche, forse, un po’ ‘al limite’, il che ha portato ottimi risultati, in quanto ci ha consentito di esplorare il mezzo e le sue potenzialità. Ora, proprio grazie a questa esperienza, possiamo usare il web nel modo più efficace.

Nel futuro vedo la tendenza ad una semplificazione a livello di interfaccia, una scelta di strumenti di immediata fruibilità, non troppo complessi, che possano coinvolgere un pubblico più ampio, estendendosi anche a quella fascia di utenti casuali, meno motivati delle ‘prime leve’ di navigatori, i più esperti: ad esempio, credo nella diffusione e nell’utilizzo di software di sviluppo che permettano di progettare modalità di interazione più congeniali ad attività ‘motorie’ come afferrare, muovere, spostare, ma anche ascoltare e utilizzare oggetti e strumenti. Penso a strumenti come ‘flash’, tecnologia ad oggi ancora troppo sottovalutata o comunque non sfruttata in tutte le sue potenzialità di strumento di veicolazione e fruizione efficace e rapida di contenuti e servizi a valore aggiunto.

Ma, se guardiamo oltre Internet, vedo nel futuro un gran dinamismo per la comunicazione digitale: basti pensare ad un settore completamente nuovo come quello della televisione digitale e a tutti gli strumenti digitali che ci circondano e che sono destinati ad entrare a far parte sempre più del nostro costume quotidiano.

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19 aprile 2019
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