ENTRARICERCA

Il Manifesto. In principio fu l’affiche
Selezione di autori

Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901)
Nacque ad Albi. Affiancò all’attività di pittore talentuoso per la straordinaria qualità dei ritratti e delle figure femminili, l’opera grafica - in forma di manifesto e locandina – dedicata in gran parte al mondo dello spettacolo. Molti dei personaggi del cabaret furono resi immortali grazie ai suoi quadri e ai suoi manifesti. Morì a Malromé all’età di soli trentasette anni.

Gino Boccasile (1901 – 1952)
Nato a Bari, si trasferì ventenne a Milano. Emigrò poi a Parigi e Buenos Aires. Senz’altro il più grande interprete dell’arte del manifesto tra gli anni 20 e 30. Dapprima lavora per la Propaganda di regime. Celeberrimo il manifesto (1943) ‘Il nemico ti ascolta. tacete!’. Inconfondibili le sue donne formose, alonate di primavera. Morì a Milano.

Da ricordare i manifesti per le pubblicità di:
XV Fiera di Milano, Fior di vite Ramazzotti, Olio Radino, Borsalino, Taglieri, Befani, Dentifricio Chlorodent, Formaggino Mio, Yomo, Colomba Besana.

Leonetto Cappiello (1875 – 1942)
Nacque a Livorno. Nel 1898 si trasferì a Parigi, dove si affermò come caricaturista, ma continuò a lavorare per l’Italia. Segno distintivo dei suoi manifesti: il motivo surrealistico, fondo unito – generalmente nero - sul quale si muovono composizioni a colori smaglianti. Morì a Cannes.

Fortunato Depero (1892 – 1960)
Nato a Fondo nel 1892, iniziò a lavorare come scultore. Nel 1913 entrò in rapporto con i futuristi e redasse il…manifesto “Ricostruzione futurista dell’universo”. Nel ’29 firmò il “Manifesto dell’aeropittura”. In pubblicità ha prodotto manifesti per Campari (Bitter) 1927, Strega 1928, Mandorlato Vido 1928. “Squisito al selz” è il quadro pubblicitario inviato addirittura alla Biennale di Venezia nel 1926. Nel 1925 rappresentò l’Italia all’Esposizione Internazionale di Parigi insieme a Prampolini e a Balla. Lavorò anche negli Stati Uniti. Realizzò la Galleria Permanente e il Museo Depero, istituzione che oggi conta più di 3000 fra dipinti e disegni, circa 7500 manoscritti e una ricca biblioteca sul Futurismo. Morì a Rovereto.

Marcello Dudovich (1878 – 1962)
Nasce a Trieste e si afferma come cartellonista, e disegnatore/illustratore per l’editoria. Attivo fino al 1911 anche a Monaco di Baviera. Nota caratteristica: la figura femminile – in veste e modi eleganti – come motivo di richiamo irrinunciabile (V. Proton, Gi.vi.emme). Morì a Milano.

Adolfo Hohenstein (1854 – 1928)
È nato a Pietroburgo. Pittore, illustratore e cartellonista russo, figura di rilievo per la nascita della grafica moderna in Italia. Giunse a Milano nel 1889 per assumere la direzione artistica delle Officine Grafiche Ricordi: sotto la sua guida l’azienda confermò la sua posizione leader nel paese sia come stamperia, sia come fucina di nuovi talenti nell’ambito della cartellonistica. Il primo lavoro realizzato da Hohenstein in Italia fu la locandina per Edgar (1889) di Giacomo Puccini; tra i molti manifesti che seguirono, sempre per l’opera lirica, si distinguono quelli per Bohème (1896) e Tosca (1900), ancora di Puccini, e per Iris (1898) di Pietro Mascagni. I progetti grafici di Hohenstein si caratterizzano per la contrapposizione tra il piano della cornice e quello delle figure; nel disegno si riconosce inoltre l’influenza dello Jugendstil tedesco. Nel 1906 Hohenstein si trasferì in Germania, dove risiedette prima a Düsseldorf, quindi, dal 1914, a Bonn, dedicandosi esclusivamente alla pittura. Morì a Bonn.

Giuseppe Magagnoli – Maga (1878 – 1933)
Nacque a Bologna. Dopo la fine della prima guerra mondiale, già rappresentante della casa editrice francese Vercasson, fondò e diresse a Bologna l’agenzia pubblicitaria Maga, che, gestita in forma alquanto originale e poco ortodossa, assoldò alcuni dei migliori artisti del tempo: Mario e Severo Pozzati. Marcello Uzzoli, Bepi Fabiano, Aleardo Terzi, Achille Mauzan. Venivano commissionati temi generici e i bozzetti erano discussi con i committenti e modificati quando questi lo ritenevano opportuno. Si spiega così come molti manifesti, mancando il contatto tra l’esecutore del bozzetto e il cliente e di conseguenza ogni controllo sulla realizzazione tipografica, non recassero il nome del grafico, ma la sigla dell’agenzia. Fondò anche la rivista “Il pugno nell’occhio”. Morì in Argentina.

Leopoldo Metlicovitz (1868 – 1944)
Triestino di nascita, tipografo, pittore e – da fine secolo in poi – cartellonista d’eccellenza (allievo più famoso: Dudovich, suo concittadino). Particolarmente attivo sul manifesto cinematografico: storico il lancio di Cabiria (1914). Morì a Ponte Lambro (Como).

SEPO (Severino Pozzati) (1895-1983)
Nato a Comacchio, studiò a Bologna all’Accademia di Belle Arti e si rivelò abile allievo sia in scultura che in pittura. Fu grande amico di Bacchelli, De Pisis, Govoni, Papini, Soffici e Cardarelli. Nel 1917 debuttò nel settore pubblicitario ingaggiato dall’Agenzia Maga di Bologna con la quale collaborò sino al 1920 anno nel quale si trasferì a Parigi: qui incominciò a firmare i suoi lavori con lo pseudonimo di SEPO. Partecipò a numerose mostre di pittura con successo, ma la sua attività principale rimase comunque quella cartellonistica dove seppe esprimere le sue capacità poliedriche. “Fa dell’oggetto il Signore del cartellone”, secondo la definizione di Dino Villani. Morì a Bologna.

Armando Testa (1917 – 1992)
Armando Testa nacque a Torino, dove frequentò la Scuola Tipografica Vigliardi Paravia. Fondatore dell’omonima agenzia, è senza dubbio una delle figure più rappresentative della pubblicità italiana allo stato nascente. Ha creato personaggi storici, eroi e miti per Carosello (Carmencita, Caballero nel 1965; Papilla nel 1966), ma ha lasciato il segno geniale, assolutamente originale anche nella produzione di manifesti d’autore. Morì a Torino.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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