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Michela Sangalli
Consumer Playmaker: Nella delicata fase d’arrivo presso l’audience di riferimento, quali sono le condizioni che regolano la buona ricezione del messaggio?

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Michela Sangalli
Ceo & Founder Sangalli Marketing & Communications

L’utente come percepisce la diversa tipologia di messaggi nell’affollamento quotidiano degli avvisi pubblicitari? Quale tipo di engagement risulterà maggiormente gradito?

Gli utenti di oggi sono effettivamente subissati da messaggi promozionali e call to action finalizzate all’acquisto. L’invasività dei messaggi pubblicitari ha raggiunto livelli di sopportazione vicini al limite fisiologico, basti pensare che il retargeting ci ripropone su qualsiasi pagina google il contenuto che abbiamo la sfortuna di aver cercato nella precedente navigazione (se per sbaglio ho visionato il sito di un’autovettura come minimo la troverò pubblicizzata per tutto il resto del mese su qualsiasi sito io stia visitando). Quello che viene a mancare con questo approccio tecnologico e algoritmico è il senso di intimità che caratterizza (o dovrebbe caratterizzare) la vita di un individuo. La mancanza di intimità e delicatezza diviene per certo elemento di disturbo e distonia che caratterizza sia la comunicazione pubblicitaria ma più in generale, tutta la nostra vita, scandita da login-password e tag. Non sono però convinta che siano gli influencer a rappresentare la svolta, penso che si cercherà più un back to basic, un ritorno al WOM (word of mouth) e soprattutto alle relazioni reali. Chiamiamola una fuga dalla tecnologia, almeno da come intendiamo oggi la tecnologia…

Spesso non ci accorgiamo di quanto gli algoritmi stiano pilotando le nostre scelte attraverso l'utilizzo dei Big Data. Quale sarà Il futuro della comunicazione? Sarà esclusivamente Data Driven o c’è la possibilità di una svolta creativa Human Driven?

La tecnologia sta sicuramente impattando la nostra vita, non solo quella lavorativa ma soprattutto quella sociale e personale. La fruizione delle informazioni, la gestione delle relazioni e l’organizzazione del quotidiano sono ambiti in cui è divenuto imprescindibile il confronto con la tecnologia ed in particolar modo con il web. Ridurre però tutto ad algoritmi non sarà possibile. A mio avviso, siamo già al limite, stiamo vivendo un’alienazione vicina a quella descritta da Marx nei processi industriali di primo novecento. L’individuo oggi riesce a percepire se stesso come “completo” solo se connesso al mondo digitale, tuttavia il senso di disagio e frustrazione che questo crea è chiaramente percepibile. Un po’ come essere “addicted” o dipendenti da una sostanza eccitante, senza ci sentiamo spenti ma con il troppo utilizzo passiamo dall’eccitazione al senso di annullamento di ogni forma di reazione o stimolo. Credo fortemente che il recupero di una dimensione reale, più intimistica dei processi e meno tecnologica rappresenti il futuro della comunicazione. Dico quindi sì alla svolta creativa Human Driven.

All’interno di un mercato sempre più esigente e competitivo, l’elemento cardine per le aziende resta la reputazione, attraverso la quale sono quotidianamente sotto esame da parte dei consumatori. La sostenibilità può aggiungere personalità al brand, suscitando un interesse più marcato nelle nuove generazioni?

I consumatori sono oggi assolutamente attenti ai temi di sostenibilità portati avanti dai brand. La crisi economica che ha caratterizzato la società industriale in questi ultimi lustri ha accelerato il processo di maturazione dei consumatori che si mostrano sempre più attenti nei loro acquisti. Il web è il marketplace dove i brand si giocano la reputazione, dove è all’ordine del giorno che un passo sbagliato venga segnalato e “condiviso” allertando la base clienti, lo stesso vale per i comportamenti virtuosi. La vera difficoltà per il consumatore consiste nel destreggiarsi in questo proliferare di informazioni con l’obiettivo di comprendere la bontà di ciò che è vero e credibile distinguendola dal fenomeno delle informazioni “fake” o di parte. Solo un comportamento coerente e credibile nel lungo periodo, ben comunicato, può garantire al brand la reputazione adeguata per competere nel tempo sul mercato

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8 agosto 2019
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