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Lorenzo Cefis – Lorenzo Ulivieri – Alessandro Contaldo
The Family

Cefis
Lorenzo Cefis

La vostra è una casa di produzione piuttosto giovane eppure in continuo cambiamento. Possiamo ricapitolarne le tappe?

(Lorenzo Cefis) Dunque, The Family nasce nel marzo 2002 dal progetto di un gruppo di giovani professionisti formato dal regista Federico Brugia e da tre produttori: Stefano Quaglia, Lorenzo Ulivieri ed io. L’obiettivo era, e resta, quello di produrre film pubblicitari di qualità tanto che, a soli quattro anni dalla sua nascita The Family è una tra le principali case di produzione italiane: secondo un sondaggio Nielsen, si è guadagnata nel 2005 il titolo di ‘casa di produzione dell’anno’, sfidando strutture preesistenti sul mercato. I nostri valori sono una costante ricerca della qualità, una forte curiosità, che ci spinge ad innovare continuamente, flessibilità e velocità di risposta, aspetti oggi sempre più importanti.In questi anni, la struttura si è allargata e diversificata, diventando una holding che include ormai diverse società: dopo The Family Beat, dedicata alla sperimentazione di linguaggi visivi innovativi, e The Family Cinema, l’ultima nata - l’8 marzo scorso, a quattro anni esatti dalla nostra nascita - è The Family Events, una struttura dedicata alla progettazione e produzione di eventi, guidata da Alessandro Contaldo e Francesco Ricci.

Perché la scelta di dedicarsi a questo tipo di comunicazione?

(Alessandro Contaldo) Il ricorso agli ‘eventi speciali’ è in forte crescita, all’estero come Italia: il mercato tende infatti a cercare mezzi di comunicazione più nuovi rispetto ad un advertising in cui è sempre più difficile fare qualcosa di originale. Inoltre, l’evento ha un ritorno più alto e più immediato, raggiunge il proprio target senza dispersione ed è un mezzo meno costoso, perché il budget viene interamente investito nella produzione, senza l’assillo – fortissimo nell’advertising - di quello che sarà il costo dei media.

(Lorenzo Cefis) Si tratta di forme di comunicazione che richiedono non solo creatività ma anche capacità organizzative e logistiche, dunque ci è sembrato naturale pensare ad una estensione della nostra esperienza di produzione anche in questo ambito, cercando di mantenere inalterato l’alto livello qualitativo che ha finora contraddistinto i nostri lavori. Abbiamo dunque cercato le persone giuste, che condividessero con noi la passione per il lavoro fatto bene, capaci di trasferire la personalità di The Family nella nuova società. Le abbiamo trovate in Alessandro Contaldo, proveniente da una delle migliori agenzie, DLV e in Francesco Ricci, esperto di eventi, chiamati rispettivamente a ricoprire il ruolo di direttore clienti e di direttore creativo della nuova società.

Come cambia il vostro lavoro quando si tratta di produrre un evento?

(Lorenzo Cefis) Per The Family, l’entrata in questo settore significa senz’altro una maggior mole di lavoro, una maggiore strutturazione del reparto di produzione, con persone dedicate. A parte questo, il mercato della produzione cinematografica in termini organizzativi non è molto differente, semmai negli eventi c’è più tempo per la preparazione e c’è un rapporto più diretto e più coinvolgente con il cliente. Si stanno poi creando delle interessanti sinergie: la produzione di eventi richiede spesso supporti multimediali, per cui stiamo strutturando maggiormente il gruppo con una post-produzione interna e con due montatori; questo ci consente un maggiore controllo di costi e tempi e costituisce una risorsa importante per tutto il gruppo.

E dal punto di vista creativo, la produzione di eventi è più o meno stimolante per voi rispetto all’advertising?

(Alessandro Contaldo) Occorre tener presente che il termine ‘evento’ è molto ampio, c’è dentro un po’ di tutto: dalle tradizionali conventions al lancio di un nuovo prodotto, dalle mega-affissioni al guerrilla marketing, una molteplicità di forme di comunicazione in cui ci si può davvero sbizzarrire.
Questo implica indubbiamente anche un maggiore impegno creativo da parte nostra: in questo caso l’agenzia siamo noi, siamo noi a fornire l’ideazione e progettazione dell’evento; così, se nella produzione di un film il nostro contributo creativo riguarda soprattutto l’aspetto estetico (la regia, la scenografia, il casting), nel caso degli eventi svolgiamo un ruolo più strategico. Possiamo dire che nell’evento la creatività è determinante: oggi la creatività è sempre più nella scelta del mezzo, nella capacità di proporre cose nuove, tenendo conto dello sviluppo tecnologico. E l’evento in questo è molto duttile, consente di utilizzare più di media e di utilizzarli in modo diverso. L’evento parla del brand in modo diretto, quindi è molto stimolante e divertente, è un territorio non ancora calpestato, dove si possono e si devono pensare idee nuove, inventare cose affascinanti, emozionanti ed intelligenti.

A parte questa recente novità, come descriveresti oggi The Family, che cosa la caratterizza?

(Lorenzo Cefis) La nostra casa di produzione ruota attorno alla figura di Federico Brugia, un regista che dà alle nostre produzioni uno stile, una identità molto riconoscibili, e questo già illustra la nostra filosofia: noi infatti tendiamo a lavorare con i nostri registi, non facciamo brokeraggio di regia: certo, si fa ricerca di talenti o sperimentazione ma, se troviamo un regista che ci piace, continuiamo a lavorare con lui con una certa continuità. L’altra nostra caratteristica è la sinergia con la nostra sede di Madrid, che ci consente di avere familiarità con un mercato europeo e proprio in un paese come la Spagna, molto effervescente dal punto di vista creativo.

In particolare, esistono al vostro interno dei momenti di formazione per i più giovani?

(Lorenzo Cefis) La nostra struttura è tutta piuttosto giovane, dunque per il momento non avvertiamo esigenze di ricambio generazionale. Certo anche noi abbiamo e abbiamo avuto, come tutti, parecchi stagisti che ci vengono inviati dalle scuole e alcuni di loro sono rimasti con noi: infatti cerchiamo di non fare del ‘cannibalismo’ per cui, se una persona ci sembra valida, le offriamo la possibilità di rimanere con noi. In generale, direi che le scuole sono utili, consentono ai giovani di arrivare qui con un minimo di infarinatura ma poi tutto dipende dalle persone, dalla loro predisposizione, dalla loro curiosità di imparare, dalla loro capacità di assumersi responsabilità. Avere dei giovani al nostro interno è importante, perché ci aiuta a rimanere in sintonia con le nuove tendenze, con i nuovi modi di comunicare, che sono parte essenziale del nostro lavoro.

Infine parliamo delle campagne premiate: iniziamo dalla campagna sociale ‘Cose che spariscono’...

(Lorenzo Cefis) Il film è stato realizzato per una associazione internazionale, Transparency, che lotta contro la corruzione e quindi, caso raro per le campagne italiane, è andato in onda anche oltre confine. E’ stato una bella sfida perché cita la campagna di Microsoft che ‘crea’ le cose attraverso il disegno, ma in questo caso il tratto disegnato le fa scomparire, illustrando una serie di ambiti in cui la corruzione agisce abitualmente: scuola, trasporti, infrastrutture. Abbiamo cercato un tono volutamente non angoscioso, perfino ludico, per parlare di un concetto molto serio, un tono relativamente lieve per poi arrivare alla sferzata finale, in cui la scomparsa delle ‘cose’, in questo caso delle attrezzature ospedaliere, può costare vite umane. Per noi è stato un bellissimo esercizio, rendere il messaggio in modo chiaro, comprensibile a tutti, senza cadere nel tragico, se non nel finale, che risulta così particolarmente efficace. E’ stato girato da Brugia, fotografato da Mark Patten, mentre il lavoro di post-produzione, non facile, è opera di Franco Tassi: un forte impegno da parte di tutti, perché ritenevamo che il tema lo meritasse.

Anche quest’anno è stato premiato un film BMW: una bella soddisfazione...

(Lorenzo Ulivieri) Sì, è stato un lavoro di grande soddisfazione, con una agenzia di grande valore come DLV e un cliente come BMW con cui è sempre piacevole lavorare. Il film è stato girato in tre giorni di shooting in Spagna: la scena del bacio è stata realizzata sul tetto dell’università di Madrid, perché ci piaceva lo sfondo, mentre dalla strada una autobotte dotata di tubi creava l’effetto della pioggia; i due ballerini di tango sono stati ripresi in una pista di pattinaggio a rotelle, scenografata in modo che sembrasse ghiacciata mediante l’uso di un plexiglass opalino su cui, con una apposita macchina, è stato creato l’effetto ‘ghiaccio’; la ragazza che suona il violoncello è stata filmata in una piscina di Madrid, mentre un sub munito di erogatore di ossigeno le consentiva di prendere fiato tra un take e l’altro; nella stessa piscina, su cui era stata stesa una sottile resina, è stato ripreso il nuotatore nella vasca ghiacciata: l’attore si immergeva in un ‘buco’ lasciato libero ed emergeva, rompendo la resina in superficie, in un punto prefissato; anche l’auto è stata ripresa in un bosco a poco più di un’ora da Madrid.

Qual è il vostro contributo, nel caso di ‘effetti speciali’ come questi?

Si è trattato di effetti apparentemente semplici ma piuttosto impegnativi dal punto di vista produttivo: la scena più difficile da girare è stata quella del nuotatore, perché per motivi di luce abbiamo dovuto girare al mattino presto e l’acqua era veramente molto fredda. In questi casi è ovvio che il ‘cosa fare’ si decide insieme all’agenzia, ma il ‘come fare’ tiene conto delle difficoltà produttive. Però non c’è niente che non si possa fare, è solo questione di tempi e di budget.

Anche il film Pampero ha meritato parecchie Special Star... è stato difficile da realizzare?

Pampero, seguito da Stefano Quaglia, diretto e fotografato da Tony Kaye, è stato girato in due giorni, interamente a San José, in Costa Rica: a parte l’attrice, tutto il resto (le locations, il treno, le comparse) è stato reperito in loco, compreso il carcere che si vede in una sequenza, che è veramente la prigione, ora in disuso, di San José.Il fatto di girare in Centro America comporta ovviamente la necessità di una certo adattamento ai ritmi ed al modo di lavorare locale, molto più rilassato del nostro, ma offre in cambio una grande disponibilità: ad esempio puoi far arrivare il treno anche 20 volte, cosa che in una nostra stazione sarebbe un po’ difficile da ottenere. Nel complesso si è trattato di un classico filmato di live action, senza particolari difficoltà produttive, realizzato senza intoppi, grazie anche ad un’ottima sinergia tra il regista e l’agenzia.

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8 agosto 2019
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