ENTRARICERCA

Erika Musso

Il viaggio del Messaggio: Dal brief in poi il messaggio vive diversi processi creativi che fanno in modo che una volta arrivato a destinazione, il viaggio non si fermi...

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Erika Musso
Digital Strategist
Italia Holding - webdada

Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare un contenuto di valore che arrivi al destinatario del messaggio e che da lì riparta per prendere nuova vita?

Prima ancora che su di un metodo (e di metodo ce ne vuole eccome), il professionista della comunicazione deve basare il proprio lavoro su un valore: quello dell’autenticità.

Può suonare retorico, e anche piuttosto paradossale: non è, il mondo della pubblicità, il regno della persuasione a tutti i costi? Eppure, oggi più che mai, proprio perché l'utente finale, e in particolar modo l'utente web, fatica a fidarsi del messaggio, questo messaggio va costruito con il massimo rispetto.

Rispetto, in primis, per l'intelligenza di chi legge. Ricordiamoci del precetto di Ogilvy (“Il consumatore non è un idiota”) e risparmiamoci dunque tutte le iperboli, i luoghi comuni, l'aziendalese e le parole vuote; elaboriamo, al loro posto, dei contenuti ispirati da buon senso e concretezza.

Il responsabile creativo deve essere un creativo responsabile; non deve nascondersi, né limitarsi a ricoprire il ruolo di anonimo ingranaggio del processo di comunicazione.

In altri termini, un copywriter dovrebbe sempre puntare a scrivere scrivere cose che non si vergognerebbe di pronunciare a un ipotetico microfono, immaginandosi davanti a una platea mista di colleghi, amici, vicini di casa, conoscenti e perfetti sconosciuti.
È anche questione di avere rispetto per il proprio lavoro. E di se stesso.

Ho iniziato dicendo che un metodo ci vuole eccome. Qui però lo accennerò e basta. Mi scuso se a qualcuno risulterò istantaneamente cattedratica, ma dico che il punto di partenza è la Retorica di Aristotele.

“Il discorso consta di tre elementi: colui che parla, ciò di cui si parla, colui al quale si parla”. È tutto lì, e scusate se è poco.

Bisogna pur essere consapevoli che termini oggi in gran voga come marketing emozionale o contenuto targettizzato derivano dall’opera di uno dei padri del pensiero occidentale; mica sono solo una tendenza 2016!

Oggi in quale misura siamo disposti a seguire il content marketing di marca? I social favorendo la condivisione sono il canale ideale per ingaggiare l’utente?

Penso che la risposta sia semplice: siamo disposti a seguire il content marketing di marca nella misura in cui è coinvolgente. I social network offrono tantissime possibilità di coinvolgimento diretto e mirato del pubblico, perciò sì, mi azzardo ad affermare che sono il canale ideale.

Quali sono gli errori da non commettere in comunicazione?

Gli errori da non commettere in comunicazione sono tre:

  1. non lavorare abbastanza sull’obiettivo specifico di ciascun messaggio;
  2. non lavorare abbastanza sull’analisi del pubblico cui ci si rivolge;
  3. non lavorare abbastanza, firmando dunque un prodotto finale approssimativo e vacillante.

Di errore potremmo elencarne anche un quarto, che però io commetto piuttosto spesso: lavorare troppo.

Non sono in grado di stilare un decalogo perché mi sentirei ancora più pedante di quando ho citato Aristotele poco fa.

Trovo che la strada da percorrere per rimanere persone decenti, oltre che affamati e folli, sia tenere a bada narcisismo e voglia di prevaricare. Lavorare con umiltà, in definitiva, e ricordarsi che non stiamo salvando il mondo.

Detto ciò, rimango convinta dell’utilità e della complessità del mio lavoro. Le parole sono molto importanti.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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