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Elena Babini
Consumer Playmaker: Nella delicata fase d’arrivo presso l’audience di riferimento, quali sono le condizioni che regolano la buona ricezione del messaggio?

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Elena Babini
Vicepresidente PubliOne

L’utente come percepisce la diversa tipologia di messaggi nell’affollamento quotidiano degli avvisi pubblicitari? Quale tipo di engagement risulterà maggiormente gradito?

Il rapidissimo sviluppo della comunicazione digital ha fatto sì che il pubblico si abituasse a ritmi molto differenti da quelli dati dagli altri strumenti. Ritmi veloci, quasi “usa e getta”: si pensi ad esempio all’utilizzo di social network in cui il messaggio è destinato a consumarsi automaticamente. Questa fa sì che si privilegi l’emozione, la semplicità del messaggio che va capito e recepito subito. Il vero protagonista della comunicazione oggi è la conversazione. Il brand lancia un messaggio e il singolo ha la possibilità di rispondere o di farsi “convincere” da coloro che percepisce come suoi pari: gli influencer, che siano amici o personaggi che hanno saputo distinguersi. Per questo, è facile pensare che l’engagement creato attraverso le nuove tecnologie sia il più gradito all’utente di oggi. Ma una strategia di comunicazione deve tenere conto di tutti i possibili mezzi e il digital è solo uno di essi. Dimostrazione ne è il nostro progetto No Cyberbullismo, studiato da PubliOne per Unieuro, che non ha tralasciato l’utilizzo di alcun mezzo, integrando incontri diretti con i ragazzi e i loro insegnanti, una formazione specifica per il personale dell’azienda, una campagna informativa nei punti vendita e un sito sempre attivo sul tema del cyberbullismo.

Spesso non ci accorgiamo di quanto gli algoritmi stiano pilotando le nostre scelte attraverso l'utilizzo dei Big Data. Quale sarà Il futuro della comunicazione? Sarà esclusivamente Data Driven o c’è la possibilità di una svolta creativa Human Driven?

Credo che anche in un’epoca di cambiamento come la nostra, il centro di tutto resti l’essere umano con la sua capacità di scegliere. E di conseguenza, credo che la sua ispirazione creativa faccia sempre la differenza. Questa quarta rivoluzione industriale ci porta una grande opportunità: la possibilità di raggiungere un bacino d’utenza prima impensabile, che esprime desideri, esigenze, interessi. Non dimentichiamo che questi strumenti hanno il valore che si conferisce loro, e questo resta sempre una “questione umana”, un’opportunità e una responsabilità. Proprio da questa consapevolezza è nato No Cyberbullismo: quando abbiamo proposto il progetto a Unieuro, l’azienda ha compreso che, proprio per la natura della sua attività, non poteva restare indifferente al gravissimo fenomeno del cyberbullismo. Gli stessi dispositivi che ogni giorno vengono proposti nei punti vendita Unieuro sono infatti gli stessi con cui un cyberbullo può tormentare le sue vittime. Era quindi fondamentale impegnarsi per sensibilizzare soprattutto quelle nuove generazioni perennemente connesse.

All’interno di un mercato sempre più esigente e competitivo, l’elemento cardine per le aziende resta la reputazione, attraverso la quale sono quotidianamente sotto esame da parte dei consumatori. La sostenibilità può aggiungere personalità al brand, suscitando un interesse più marcato nelle nuove generazioni?

Il successo di un’iniziativa come No Cyberbullismo ci porta davvero a credere che siamo pronti per una scelta etica nel privilegiare una marca. Il progetto, che ha durata triennale, coinvolgerà decine di migliaia di studenti e insegnanti e abbiamo già ricevuto numerose richieste di ospitare il tour #cuoriconnessi. Eravamo sicuri che Unieuro avrebbe confermato la propria identità di azienda responsabile individuando in questo fenomeno dilagante una minaccia grave e dando un sostanziale contributo per contrastarla, così come eravamo certi che il pubblico si sarebbe schierato a fianco dell’azienda e delle più alte istituzioni: la stessa Camera dei Deputati ha dato il proprio patrocinio alla tappa romana del tour #cuoriconnessi. PubliOne crede da sempre che la CSR sia fondamentale per la reputazione di un’azienda, che diventa autorevole agli occhi di chi la conosce e riesce ad avvicinarsi a chi ancora la conosce poco. Il buon nome conta più del prodotto, quando si tratta di scegliere cosa acquistare. E la sfida più grande per un brand è proprio quella di conquistare un’autorevolezza duratura.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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