ENTRARICERCA

Giovanni Bedeschi
Regista e Executive Producer Bedeschi Film

Giovanni Bedeschi

Parliamo del film Aperol... ci può raccontare qualche retroscena della produzione?

Innanzitutto abbiamo fatto questo casting abbastanza lungo per trovare la ‘nuova rossa Aperol’: in questo caso doveva interpretare una barista quindi doveva essere una ‘rossa’ più ‘alla portata’, abbastanza vera, non la supermodella...
Poi c’è stato il problema del bar: trovare un bar come volevamo noi era piuttosto difficile, il cliente aveva delle richieste abbastanza precise e allora o lo ricostruisci in teatro, perdendo però quel senso di verità, oppure devi tenere fermo un bar per giorni... grazie ad una buona idea del nostro organizzatore siamo entrati all’Ippodromo, in questa bella struttura del secolo scorso, in un periodo ‘fuori stagione’, abbiamo preso questo bar vuoto e l’abbiamo fatto come volevamo e questo è stato un aspetto molto importante.
Per quanto riguarda le signore che ballano con la nostra rossa sono delle vere ballerine: abbiamo fatto le prove con un coreografo, per essere perfetti sul bancone il giorno del girato.

Lo spot è stato poi montato in off line da noi; il cliente ha approvato subito il director’s cut e questo ha permesso di conservarne lo stile, l’energia, che poi sono stati apprezzati, come dimostra anche questo premio. In genere appena il montaggio ha un filo di brio, di velocità, viene criticato, alla fine viene stravolto: in questo caso no perché si è capito che il film aveva bisogno di un montaggio di quel tipo.

Che cosa caratterizza il vostro modo di lavorare?

La Bedeschi Film è una casa di produzione fondata da registi: quindi il nostro modo di lavorare è caratterizzato dalla presenza del regista fin dal momento del brief in agenzia; oltre a me, ci sono altri tre registi (Gigi Piola, Edoardo Lugari e Luca Perazzoli) che lavorano per noi e questo è un tratto che ci contraddistingue: chi si rivolge a noi sa che noi lavoriamo con questi quattro registi, non andiamo a cercare il regista straniero...

Nel caso dell’agenzia Cremona e del suo direttore creativo Stefano Basile, ad esempio, lui sta studiando una campagna, sa già che quel regista lì può funzionare, lo coinvolge già nella stesura dello storyboard, nella presentazione: nel caso di Aperol, mi ha chiesto cosa ne pensavo, come l’avrei presentato, abbiamo costruito un rubamatic proprio pensandolo già girato, c’è stata una sinergia fin dall’inizio, abbiamo lavorato veramente insieme.
In questo modo si guadagna anche tempo, quando c’è l’ok, il regista ha già assimilato il progetto... coi tempi sempre più ristretti che si hanno per la produzione – perché il cliente dà l’approvazione a tre settimane, a quindici giorni dal momento di andare in onda – si guadagna tempo, e questo va a vantaggio della qualità.

Io lo dico sempre ai creativi: se avete in mente che regista usare, conviene coinvolgerlo subito, così non rischiate di trovarvi con uno storyboard che dura 35 secondi e non potete più dirlo al cliente, non disegnate una cosa che poi girata viene male... così si ha a disposizione una persona valida che sta lì e dice ‘guarda, quel gesto viene meglio così’, ‘perché non facciamo un finale così’... c’è una consulenza sull’esecuzione.

E questo capita spesso?

Questo non capita sempre, capita con i direttori creativi con cui c’è una consolidata esperienza e amicizia, che sono numerosi tra i nostri clienti, perché spesso si trovano bene con il nostro modo di lavorare e tornano.

Noi siamo quattro registi, io sono il socio fondatore e cerco di mettere la mia esperienza a disposizione anche al momento dell’approccio con l’agenzia; è il modo in cui si lavora all’estero, nel momento in cui l’agenzia ci chiama è perché vuole quel regista, hai eliminato tutta quella parte di ricerca, di scouting che fa perdere un sacco di tempo.

E’ chiaro che questo modo di lavorare è più adatto a quelle agenzie che sono competenti, che sanno decidere, che hanno le idee chiare, non a quelle agenzie che hanno bisogno di vedere 40 registi perché non hanno idea di come fare il film; quindi alla fine noi lavoriamo soprattutto con agenzie dove c’è un bravo creativo, o un bravo producer, che sa consigliare il regista giusto al creativo.
Insomma, noi non facciamo il supermercato. Noi siamo un po’ artigiani, sarti... con tanta passione e voglia di fare le cose bene.

Questo modo di lavorare è premiante, funziona?

Sì, io ho pazienza, ci crediamo, andiamo avanti.
Del resto siamo sul mercato da un anno e mezzo e abbiamo avuto buoni risultati.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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