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Alessia Morichi
Storytelling: l'Arte di raccontare storie in Comunicazione

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Alessia Morichi, Social Media & Digital PR specialist Twister communications group

Come utilizzare oggi in modo innovativo lo storytelling a partire dai suoi elementi costitutivi?

L’ingresso dei social media nella comunicazione ha portato un’evoluzione più che una rivoluzione nel modo di comunicare ai consumatori e pensare l’audience. Il pubblico che ci troviamo di fronte attualmente è un pubblico connesso, attivo, multitasking e spesso distratto.

Per questo motivo, per il marketing e la comunicazione è sempre più importante coinvolgere il consumatore – utente che non è più considerato semplice destinatario del messaggio ma co-autore. Uno degli strumenti per renderlo partecipe del “mondo del brand” è lo storytelling.

Di frequente, infatti, l’utente viene chiamato in causa per raccontare esperienze più o meno collegate al brand. Molto usata in questo momento è la “call to action” con hashtag, tecnica che prevede la partecipazione dell’utente - consumatore alla narrazione, dopo che una prima della parte della “storia” è stata raccontata dal brand. Un esempio in TV è stato lo spot “#guerrieri” storie di italiani che non si arrendono”.

Lo spot TV con forte carica emozionale e narrativa, si concludeva con la “chiamata all’azione” del pubblico, invitandolo a raccontare la propria storia sul web. Sui social media la tecnica viene utilizzata da molto più tempo tanto che all’hashtag campaign è stata aperta la porta degli uffici stampa che sempre più di frequente inseriscono il famoso “cancelletto” nei comunicati.

Se lo storytelling è anche strumento per gestire al meglio la comunicazione, quali sono gli ingredienti per creare un brand di successo e quali le strategie per mantenerne alta la reputazione?

Tutte le volte che l’utente viene reso ambasciatore/portavoce del brand, è fondamentale avere una fan base molto fidelizzata, non necessariamente per l’elevata qualità dei prodotti, ma per l’emozionalità che il brand tramette. Il tutto al fine di evitare il fallimento della campagna con successivo abbassamento della reputazione, che sempre più è una web reputation.

Personalmente ritengo che una delle strategie per mantenere alta la reputazione sia la strategia dell’ascolto. Leggendo con attenzione e ascoltando ciò che i clienti hanno da dire e spesso da lamentare, si possono trovare innumerevoli spunti di miglioramento (come brand), arrivando quasi una co-costruzione con il consumatore dei nuovi messaggi da comunicare. Un do ut des che crea una sinergia potente e soprattutto efficace.

Infine è necessario incentrare la comunicazione su valori ampiamente condivisibili, scelta abbracciata da Procter&Gamble con la serie di spot dedicati alla figura della mamma, assicurandosi così visibilità e passaparola.

Quali diventeranno in un prossimo futuro le qualità più richieste ai professionisti? Come il cambiamento del mondo della comunicazione ci può guidare a nuove vie?

Sicuramente ai professionisti di domani saranno richieste flessibilità e dinamismo. Il cambiamento della comunicazione ha coinvolto un po’ tutti i settori aziendali, che finora erano stati abituati a ragionare per compartimenti stagni. Quello che ancora in molti non hanno compreso è che non si tratta di integrare i “nuovi media” nelle strategie di comunicazione, si tratta di compiere le vecchie mansioni in un panorama mediale nuovo.

E’ l’intero ecosistema a essere cambiato. Nella mia mente configuro sempre questo cambiamento come uno tsunami, una grande ondata che copre la terra ferma. La terra ferma non sparisce del tutto, viene solo sommersa. In un mondo ideale, tra qualche anno, i “vecchi mestieri” (Ufficio Stampa, PR, Media Relation) non spariranno, ma gli addetti del settore amplieranno semplicemente le proprie competenze, facendo cadere quella distinzione assurda fra specialisti del digitale e del cartaceo.

In cuor mio, spero in un’integrazione delle competenze, con conseguente incremento della creatività e della qualità del lavoro, ma soprattutto confido anche che, presa consapevolezza che ci troviamo già in uno scenario post-digitale, la diffidenza verso le persone dell’attuale Millenial Generation vada scemando.

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