ENTRARICERCA

Rosemarie Caglia

Il viaggio del Messaggio: Dal brief in poi il messaggio vive diversi processi creativi che fanno in modo che una volta arrivato a destinazione, il viaggio non si fermi...

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Rosemarie Caglia
Co founder Travel for business

Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare un contenuto di valore che arrivi al destinatario del messaggio e che da lì riparta per prendere nuova vita?

"Il viaggio non finisce mai" Non è solo una citazione del premio Nobel per la letteratura José Saramago, ma una definizione che tutti i viaggiatori per affari dovrebbero sempre portare con sé. Perché il viaggio di lavoro è allo stesso tempo “viaggio” in quanto scoperta di nuove culture, di nuove persone, incontro di nuovi luoghi e scoperta di posti nuovi; ma il “viaggio” va anche visto come momento per creare nuovo business, opportunità per incontrare partner d’affari e occasione per confrontarsi con scenari e punti di vista diversi.

Questi, se valutati correttamente, possono portare al viaggiatore grandi vantaggi personali e di business. Nel mercato della comunicazione mancava proprio un punto di incontro di queste esperienze, che facessero crescere il patrimonio di conoscenze di pari passo alla consapevolezza del valore di un viaggio d’affari. Travel for business, che non è un’agenzia, desidera mette in comune esperienze significative vissute da chi conosce a fondo sia mondo dei viaggi, sia quello del business. Non creiamo pacchetti di viaggio, ma offriamo stimoli e suggerimenti al viaggiatore; proponiamo idee e opportunità per rendere un viaggio più produttivo e nel contempo facendo riconoscere il business traveller nelle sue aspettative più autentiche.

Oggi in quale misura siamo disposti a seguire il content marketing di marca? I social favorendo la condivisione sono il canale ideale per ingaggiare l’utente?

I viaggiatori apprezzano sempre meno le pubblicità massive e i messaggi apparentemente senza un fine reale (anzi: si diffida di chi non dichiara i suoi obiettivi). C’è però oggi una popolazione di viaggiatori nuovi e più consapevoli che si dichiara disponibile a partecipare le proprie esperienze con altri e in qualche modo vuol fare del proprio patrimonio personale un patrimonio condiviso. Sono convinta che anche questo sia un aspetto evolutivo della sharing economy culture, assolutamente in linea con il progetto di Travel for business: che ha l’obiettivo, appunto, di far incontrare i viaggiatori d’affari per condividere esperienze di viaggio e opportunità professionali; in pratica, viaggiare per affari ma anche migliorare e comprendere come essere più produttivi quando si viaggia per affari.

Un’informazione con contenuti reali che sia concreta, realizzata attraverso le esperienze di professionisti, è quello che la nuova generazione di viaggiatori d’affari richiede. Nei contenuti di Travel for business, perciò, si mettono a fattor comune le esperienze, le conoscenze e i vissuti per meglio realizzarsi nel lavoro come a livello personale. Una community nasce e vive se gli interessi sono analoghi, proprio come avviene nel caso dei business traveller. Ma mancava ancora un meeting place dedicato; Travel for business ha voluto dunque creare un punto di incontro e informazione per essere sempre aggiornati su quel che succede nei viaggi d’affari ma anche e soprattutto le opportunità che si possono realizzare viaggiando in modo più consapevole e informato. D’altronde i “social” sono un mezzo molto attuale che risponde però a un’esigenza vecchia come il mondo: quella dell’agorà ove incontrarsi e fare scambi.

Il content di marca raggiunge il suo target se questo si identifica nei valori della marca. Travel for business non è un brand commerciale ma una condizione comune a migliaia e migliaia di professionisti abituati a essere spesso lontani da casa per le esigenze del proprio lavoro. Chiunque si riconosca in questo profilo trova nel portale una comunicazione che non è volta a vendere (un prodotto, un servizio), ma a informare e a dibattere.

Quali sono gli errori da non commettere in comunicazione?

Oggi chi legge per apprendere non vuole informazioni sommarie o troppo “pompose”. Vuole arrivare subito al dunque e avere informazioni decisive. Non essere diretti nel messaggio equivale a non raggiungere il fine.

Comunicazione = Velocità = Viralità. Sono i tre elementi che dovrebbero sempre essere tenuti in considerazione. Ogni messaggio deve essere attuale (ieri è ormai un tempo lontano, nella vorticosa realtà d’oggi), e deve essere in grado di raggiungere velocemente e a tutti i livelli il proprio target di riferimento.

È un errore non considerare le grandi differenze tra chi viaggia per vacanza rispetto a chi viaggia per lavoro. Le necessità e le dinamiche sono nettamente diverse e pensare di costruire un messaggio unico spesso conduce a cadere in errore.

Mai essere rigidi nel comunicare: i punti di vista e le esperienze sono giocoforza molto diverse e trovare il modo di offrire una comunicazione “morbida” e più personale premia. Ma anche le lezioni ex cathedra rischiano di affondare il messaggio perché spesso ci si confronta con persone preparate. Impariamo ad ascoltarle di più. “Nessuno nasce imparato”… neppure chi scrive in un sito di viaggi.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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