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Daniela Salina
Consumer Playmaker: Nella delicata fase d’arrivo presso l’audience di riferimento, quali sono le condizioni che regolano la buona ricezione del messaggio?

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Daniela Salina
Docente di pensiero creativo

L’utente come percepisce la diversa tipologia di messaggi nell’affollamento quotidiano degli avvisi pubblicitari? Quale tipo di engagement risulterà maggiormente gradito?

La comunicazione digitale rappresenta un fantastico canale di ritorno. L’idea di essere coinvolto e protagonista per un “navigatore” alla ricerca di messaggi e opportunità è sicuramente un esperienza entusiasmante, ma che a lungo andare potrebbe cambiare radicalmente uno scenario sia dal punto di vista sociologico, sia antropologico. Recentemente ho chiesto a un ricercatore cosa pensasse di questo contatto diretto tra industria- comunicatore- consumatore...

Ecco la risposta del “futurologo”: “Finchè la barca va, lasciala andare…” Un tocco di ironia e di leggerezza per giustificare la velocità dei cambiamenti che hanno portato frutti, ma che forse non lasciano traccia. Per quanto riguarda la comunicazione degli altri media, e la confusione dei diversi approcci, io azzarderei che, oltre a una perfetta simbiosi di testi e di immagini, la soluzione potrebbe essere un passo avanti che coinvolga anche altre fasce d’età. Una ricerca più profonda e allargata, rispetto al linguaggio dei social, forse ci porterebbe a un maggior equilibrio nei confronti degli influencer e dalla loro notevole presenza. Tutta la pubblicità tradizionale, soprattutto quella che ha consolidato il ricordo e la credibilità di importanti marchi, partiva da una creatività di base, che non era mai banale, anche se era semplice, trasversale e sostenuta da un concetto immediatamente comprensibile. Per esempio, analizziamo la comunicazione stampa, oggi presente con prodotti di alta immagine che cercano e trovano la qualità nell’estetica. Negli anni ’80 invece la stampa utilizzava la scrittura creativa nella scelta dei vocaboli che, elaborati attraverso le figure retoriche, sorprendevano con un linguaggio studiato per essere ricordato almeno per almeno un paio di generazioni.

Spesso non ci accorgiamo di quanto gli algoritmi stiano pilotando le nostre scelte attraverso l'utilizzo dei Big Data. Quale sarà Il futuro della comunicazione? Sarà esclusivamente Data Driven o c’è la possibilità di una svolta creativa Human Driven?

Uno degli argomenti, che nel testo precede la domanda, è il meccanismo già in atto verso un’industria del 4.0. Provo a riassumere ciò che appare dall’esterno: la digitalizzazione, l’automazione e l’interconnessione delle risorse potrà organizzare e gestire automaticamente il business attraverso la raccolta e l’analisi di questi famosi Big Data. Ma chi sarà in grado di farlo? Le nostre piccole e medie imprese che futuro si immaginano? Come possono accelerare la modernizzazione? Questa è una domanda in cui l’intervistatore è più preparato dell’intervistato. Io ho un lungo passato da creativa che, dopo una breve e fruttuosa esperienza londinese, ha deciso di occuparsi dello sviluppo del pensiero creativo, soprattutto per le persone che non l’avevano mai coltivato.

Il mio lavoro di docente e di formatore, oggi consiste nel saper risvegliare potenzialità e talenti sommersi, affinando la capacità di riconoscerli in se stessi e negli altri. L’unico mezzo che io conosco e informarsi e prepararsi agli eventi. La risposta all’ultima domanda è influenzata dal mio pensiero generale e dalla mia formazione, quindi sarò sintetica: la comunicazione veicolata dai dati non può dipendere solo dalla loro qualità, ma va analizzata attraverso esperienza sul campo e dall’istinto educato all’interpretazione.

All’interno di un mercato sempre più esigente e competitivo, l’elemento cardine per le aziende resta la reputazione, attraverso la quale sono quotidianamente sotto esame da parte dei consumatori. La sostenibilità può aggiungere personalità al brand, suscitando un interesse più marcato nelle nuove generazioni?

All’interno di un mercato sempre più esigente e competitivo, l’elemento cardine per le aziende resta la propria reputazione, attraverso la quale sono quotidianamente sotto esame da parte dei consumatori. Oggi la reputazione nasce on-line, le aziende si sentono nella logica del dare non solo del chiedere, gli utenti risultano molto attenti e critici verso le marche, ma altrettanto pronti a premiarle con i loro acquisti. Nei desideri degli utenti, tradizione e innovazione sono due valori ricorrenti, ma è la sostenibilità che può aggiungere personalità al brand, suscitando un interesse più marcato nelle nuove generazioni. La marca che si occupa di sostenibilità in tutte le sue forme, dal Bio alla CSR, viene spesso percepita come più credibile e più vicina agli utenti, portando il consumatore a pensare di spendere meglio.

La creazione di immagini che suscitano emozioni, di qualunque genere esse siano, sarà sempre vincente. Il coinvolgimento è sicuro e porta chi ha ricevuto il messaggio a formulare pensieri deduttivi e/o laterali. Per quanto riguarda la seconda domanda, chi ha scelto di comunicare aderendo ad azioni legate al No Profit o ad altre forme di sostenibilità, ha sicuramente dei vantaggi, di mercato e di simpatia. Nonostante la situazione economica non sia florida, gli italiani hanno il piacere di considerarsi generosi. Se il prezzo e la qualità del prodotto non è così distante dalla concorrenza, le probabilità di scelta sono eccellenti. Mi chiedo se avete tenuto questi due valori alla fine dell’intervista per migliorare il nostro morale. Se è così… Mille grazie.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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