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Michela Luoni
Storytelling: l'Arte di raccontare storie in Comunicazione

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Michela Luoni Executive Assistant to CEO and Office Manager

Come utilizzare oggi in modo innovativo lo storytelling a partire dai suoi elementi costitutivi?

Se lo storytelling è anche strumento per gestire al meglio la comunicazione, quali sono gli ingredienti per creare un brand di successo e quali le strategie per mantenerne alta la reputazione?

Quali diventeranno in un prossimo futuro le qualità più richieste ai professionisti? Come il cambiamento del mondo della comunicazione ci può guidare a nuove vie?

Sono abituata a collaborare con manager e colleghi di ogni tipo e livello, e guardando al futuro ritengo che una forte motivazione personale unita alla passione per il proprio lavoro siano qualità trasversali che permettono, nel tempo, di emergere e portare valore aggiunto e contenuto al proprio ruolo;

I canali che 3 anni fa o anche meno funzionavano, oggi sono obsoleti; si comunica in modo più puntuale, più preciso, si cambiano registri a seconda del mezzo che si usa e del pubblico che esso rappresenta: vale per le strategia di comunicazione delle marche e anche per le persone.

Per i Brands che oggi raccontano storie per catturare nuovo pubblico (o non perderlo) e per l’advertising che ha strumenti sempre più raffinati e tecnologici come le piattaforme di RTB e il programmatic buying per individuare lo spazio e il target migliore per posizionare gli ads.

Tornando alle persone, noto che nelle ricerche di personale ora si tende a individuare non il candidato che ha potenzialmente sulla carta tutte le competenze ideali (ma che tra tanti, ormai non fanno la differenza) quanto quello che, a parità di conoscenze, ha una genuina passione per quello che fa, è inserito in un network di professionisti e/o fa parte di associazioni, partecipa attivamente in forum di discussione e -soprattutto- comunica questa passione agli altri.

LinkedIn, per esempio, si è trasformato da semplice vetrina di professionisti a social network vero e proprio, dove si cercano gli “Influencers”, si seguono professionisti, esperti o appassionati che “hanno qualcosa da dire” sul proprio lavoro: non è la loro job title che ne determina la credibilità e il seguito, quanto la competenza che hanno nel proprio lavoro e la passione che ci mettono a diffondere contenuti ad esso relativi.

I social network, se ben usati e sfruttati, aiutano in questo caso ad ampliare la versione "digitale" di noi a 360° facendoci apparire più “attendibili” (e forse affidabili?) nel nostro ruolo.

Nelle domande precedenti si parla di brand e di strategie per salvaguardare la “brand reputation”; Non sono un’esperta sul tema, ma mi piace pensare di poter applicare il concetto anche alle persone: per quanto mi riguarda, per esempio, considero e tratto la mia professione esattamente come un brand: cerco di essere sempre aggiornata rispetto ai nuovi contesti, coerente con i contenuti che condivido, presente su più canali adattando ogni volta la comunicazione necessaria, lo stile, il tono e faccio parte di EUMA, che è un’associazione professionale a carattere europeo.

Non è la quantità di cose che so a far la differenza, ma la qualità con cui le faccio.

Questo è possibile solo se si fa il proprio lavoro con passione, la caratteristica vincente che alimenta la motivazione….e che ci fa andare in ufficio ogni mattina.

Non è sempre facile essere appassionati e motivati nel ruolo, purtroppo, soprattutto se l'ambiente è ostile e/o l’azienda non è del tipo che investe nella formazione.

Quindi è auspicabile che oltre a selezionare professionisti "entusiasti" nel futuro le aziende capiscano che i dipendenti di un'azienda sono (e dovrebbero) essere i primi fan della stessa, promuovendo i valori positivi del proprio lavoro e dell’azienda dove lo svolgono.

Per avere questo risultato si deve necessariamente investire sulla motivazione delle persone, che stimola la loro creatività e porta a nuove idee, in un circolo positivo che va a beneficio di tutti.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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