ENTRARICERCA

Antonio Giannella
Small is the new big: uno spunto di riflessione di tendenza nell'attuale mondo della comunicazione.

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Antonio Giannella
Google Partner & SEO Expert
CEO Semca

Piccolo è il nuovo grande. Come interpretare questa nuova valenza messa in risalto da Seth Godin, scrittore di successo e guru del marketing?

Il Mercato cambia così velocemente che spesso ci si chiede se piccoli o grandi riescono ad essere sempre aggiornati sui reali bisogni dei consumatori e clienti. Certamente quando si è parte di un gruppo ci si sente sempre forti. Quando invece decidi di costruire un progetto diventa necessario identificare subito la ragione per cui il mercato dovrebbe sceglierti. Il rischio è quello di scomparire senza che nessuno se nè accorga. Ma nel momento in cui il piccolo riesce a soddisfare dei bisogni concreti, garantendo flessibilità e budget contenuti, sembra chiaro il vantaggio competitivo che può avere sui grandi.

Negli ultimi anni in cui il mercato delle aziende si stava riorganizzando, molte persone hanno intravisto l'opportunità di mettersi in proprio. La direzione del nuovo sarebbe stata di proporre sè stessi e le proprie idee, ma soprattutto riuscire ad offrire al mercato poche cose su cui si è consapevoli di riuscire a dare il meglio. In questo concetto: "Small in the new Big" che in assoluto ritrovo me stesso oggi. Essere specializzati in attività ben definite è strategico per chi ha poche risorse per competere nel mercato ma viene riconosciuto per la qualità con cui svolge un'attività specifica.

Ogni idea che nasce trova la sua essenza quando è online, una volta che gli utenti possano apprezzarne i contenuti, prodotti e/o servizi. In questo contesto che un progetto cresce o muore. Sempre con più intensità e velocità che la rete decreta il successo o meno di un'iniziativa. Per questo motivo che i progetti piccoli possono crescere mentre i progetti grandi possono anche fallire nonostante ci fosse un ampio lavoro di squadra ed ampi budget.

La riduzione dei budget può portare all’ottimizzazione della strategia di comunicazione delle grandi aziende?

Le strategie di comunicazione in sè, non hanno mai avuto bisogno di grandi budget, dargli la giusta visibilità è l'aspetto che più necessità di investimenti. Prima dell'arrivo del Web marketing, dei motori di ricerca, dei social; non si poteva fare analisi, prove, correzioni. La pubblicità seguiva una sola direzione, spesso molto costosa, e soprattutto costruita intorno a schemi ben definiti, dove ogni cambiamento o errore diventava vitale per la riuscita dell'iniziativa. Internet ha cambiato drasticamente questo meccanismo, permettendo alle aziende di entrare in relazione con un tessuto ben ramificato di specialisti web, permettendo nella maniera più flessibile possibile, di dotarsi di numerosi collaboratori, tutti motivati dal fatto di dover portare risultati utili ma soprattutto tutti liberi di poter sperimentare la loro strategia in rete.

Search Marketer, Social Expert, Blogger, Web Designer, Advertiser ecc ecc. queste figure possono essere assemblate per creare valore alle imprese, strutturando team che permettano, sempre più spesso, di costruire una strategia globale. Si può pensare che costruire, un team che si occupi della promozione in Italia ed un altro che possa seguire il Nord Europa, possa essere estremamente dispendioso, ma il paradosso che la flessibilità e il know how abbattono questi costi se confrontati con l'inserimento in azienda di figure specializzate. In questo modo l'azienda ha bisogno sempre più spesso di una sola figura che possa tirare le fila di tutte le operazioni che si stanno svolgendo, siano esse solo test per valutare l'ingresso in un nuovo mercato siano esse ben consolidate dagli ottimi risultati raggiunti e dalle previsioni di crescita valutate.
Infine il budget è solo un'aspetto del meccanismo che deve trovare la giusta direzione orientando alle Conversioni tutte le aspettative, definendo in tempi rapidi la ragione di fare o meno un'azione, una campagna, una strategia. In questo contesto che le imprese sceglieranno i loro fornitori o partner e consulenti, sulla base dei risultati che in breve tempo possano arrivare per sostenere il progetto nella crescita e nella penetrazione nel mercato globale. Se il budget che viene speso, genera ritorni positivi, allora non sarà più il principale pensiero delle imprese che guardano alla crescita e non più al taglio dei costi. L'attenzione si sposterà verso l'ottimismo e abbandonerà la frustrazione della crisi. Soprattutto sarà completata quella mutazione da vecchio a nuovo che tutte le aziende hanno necessità di fare.

Come le aziende seguono la tendenza dell’attenzione al singolo, al mercato one to one, ai social network per distinguersi nella comunicazione attuale?

Le imprese di oggi hanno capito l'importanza della comunicazione, il valore del brand, la reputation online. Iniziano a capire quanto sono importanti i canali di comunicazione online come ad esempio: Google o Facebook. In questo contesto di consapevolezza che vogliono costruire una relazione diretta con i propri interlocutori. Proprio in questo luogo che è sempre più necessario che sia il consumatore a parlare e non l'azienda.

Da una parte l'azienda deve dotarsi di tutti gli strumenti necessari per fare comunicazione online, un sito o diversi siti per ogni brand, un prodotto o servizio, ma anche iniziative mirate per ogni singolo progetto. L'azienda costruisce i luoghi attraverso cui portare i consumatori, intrattenerli, informarli e rassicurarli. Il consumatore a sua volta può decidere se comprare, fruire oppure semplicemente apprezzare. Il nuovo modello d'impresa deve guardare alla relazione con il cliente o potenziale, affinchè possa stringere con loro un legame forte che nasca prima ancora di provare i prodotti/servizi e che permetta di essere riconosciuti in rete in modo positivo. Diventa vitale infine costruire un legame diretto con i propri interlocutori permettendo a tutti e nel modo più semplice possibile di entrare in contatto tra loro, garantendo quindi il dialogo in ogni canale, in tempi brevi e in multilingua. Per fare questo è necessario che i luoghi reali dove vengono ospitati i propri clienti diventino il più possibile simili ai luoghi virtuali, dove l'utente deve percepire questa relazione, entrando in contatto nel momento del bisogno, in modo naturale come fosse nel suo spazio domestico.

Concludendo credo che dietro all'internazionalizzazione, l'informatizzazione, lo sviluppo commerciale e produttivo ed infine nella distribuzione, non bisogna essere necessariamente una grande azienda ma bisogna aver capito il percorso da fare, proporzionato con la propria dimensione, non sottovalutando mai ogni iniziativa. In questo modo l'attenzione non sarà focalizzata su cosa ti puoi permettere di fare ma su cosa devi fare per crescere.

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8 agosto 2019
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