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Paolo Re
Musicista Sound Designer General Manager Sound Department Green Movie

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Paolo Re – Musicista Sound Designer General Manager Sound Department Green Movie

Anche quest’anno, un vostro annuncio radio per Coop si è aggiudicato la stella...

Siamo molto contenti di essere ancora qui, dopo un anno, a parlare di un nuovo riconoscimento, perché ci sembra la conferma del buon lavoro svolto nel tempo: la difficoltà vera non è raggiungere l’obiettivo ma confermarlo; non basta vincere una tantum, avere dei ‘picchi’, ma occorre invece riuscire ogni giorno ad offrire una buona qualità professionale. Scherzandoci un po’ sopra, direi che c’è anche il rischio che subentri l’abitudine, che la qualità venga data un po’ per scontata, quindi un premio serve anche a questo, a ricordare a tutti il nostro sforzo per offrire un servizio sempre migliore.
Nel caso di Coop, c’è poi questa continuità di collaborazione, questo affiatamento tra creativi, direzione del doppiaggio e tecnici del suono, che crea una sinergia fortissima: ci si conosce, c’è fiducia, c’è una continua discussione creativa e questo indubbiamente aiuta a fare sempre meglio.

In particolare, l’annuncio ‘Rapina’ in realtà è un gioco, come tutti i radio Coop: sono annunci di ‘scrittura’ sopratutto, che non hanno grande bisogno di effetti sonori ma necessitano invece di molto ritmo nella costruzione della struttura, di molta cura nell’interpretazione affinché le situazioni risultino divertenti; l’idea creativa è infatti basata su una battuta, o su un paradosso e, come per una barzelletta, occorre saperla raccontare, saper cogliere il momento, il tempo giusto nell’entrare in scena. Sicuramente importante è l’ambientazione, le voci che dovevano essere necessariamente ‘vere‘ per dare maggiore sensazione di rivolta paradossale e contribuire al gioco…
Credo che il motivo del successo di questo annuncio stia da un lato nell’idea creativa – una folla di persone che si dichiara d’accordo con il rapinatore, sovvertendo il senso comune – dall’altro nell’essere riusciti a dare i tempi giusti con l’interpretazione e il montaggio.

Anche il vostro annuncio per Pirelli è stato premiato per l’editing...

Sì, questo ci fa molto piacere: infatti è stato un gran lavoro di sound design, una bella ambientazione radiofonica di un piccolo trailer in stile cinematografico, che ci gratifica molto.
Una delle nostre caratteristiche è proprio quella di fare sound design, che non è la ricerca di effetti in un cd ma è la creazione di un’ambientazione con effetti realizzati apposta in studio: ad esempio i passi giusti, sull’erba piuttosto che sul cemento, tutti quei suoni che possono contribuire a creare l’ambiente, come avviene appunto in questo radiocomunicato.

Anche in questo caso c’era dietro un rapporto ‘storico’ con il cliente?

Non proprio: con DLV avevamo già fatto parecchie colonne sonore per lavori video e ci siamo trovati a lavorare anche sulla radio.
Il rapporto con i nostri clienti può essere diverso, basato su accordi, tendenze e, spesso, anche sul desiderio dei creativi di lavorare con case di produzione con cui si sono trovati bene. Per il creativo, l’annuncio radio è una espressione di sé e quindi è ovvio che faccia delle scelte in base a criteri artistici, scegliendo chi secondo lui può rendere al meglio quella sua idea: un po’ come, per un regista, la scelta del musicista più adatto per la colonna sonora del suo film.
Chi sviluppa creatività ha ben presenti le nostre caratteristiche: la nostra capacità di fare consulenza, di condividere il progetto innamorandosene e la scelta premia sicuramente questi valori che continuo a ritenere fondamentali in un mercato sempre più frammentato che spesso premia purtroppo un risparmio economico a discapito della qualità.
il desiderio è proprio quello di avere il lavoro fatto in un certo modo. Ma il fatto di avere avuto, prima o poi, l’occasione di lavorare praticamente con tutti è per noi un grande obiettivo raggiunto, una grande soddisfazione.

Nella pubblicità radiofonica il rapporto tra creativi e produzione è diverso rispetto alla tv?

Nel video la produzione è più lunga, più mediata: una volta che si sono prese alcune decisioni, una volta scelto il regista, girate le immagini, non si può tornare indietro, il girato è quello, io credo. In radio tutto è più immediato, tutto è più veloce, e qualunque scelta io faccia può essere cambiata in pochi secondi: posso montare e smontare un radioannuncio quante volte voglio, non ci sono le immagini che mi vincolano, posso liberare la mia fantasia insieme al creativo che l’ha pensata... essendo tutto giocato sull’immaginazione, le possibilità sono infinite.
Per me questo lavoro continua a rimanere un bel gioco, e lavorare sull’audio mi permette di giocare molte più partite...

Lavorando insieme a creativi così diversi, che idea ti sei fatto delle tendenze nel campo della pubblicità radiofonica?

Mi sembra di notare che oggi i radioannunci siano molto ‘di scrittura’ e di interpretazione; in radio, diversamente dalla tv, c’è più ironia, è più facile trovare il tono, la battuta. Vedo poi anche la tendenza verso uno stile più cinematografico, che trasforma l’annuncio, anche radiofonico, in un piccolo trailer, cercando l’emozione o il sorriso, per catturare l’attenzione.
Perché la radio è fatta di un’idea capace di smuovere, di dare emozioni, di colpire, con un’orchestra sinfonica o con una semplice voce. In radio si è più nudi:
non ci sono immagini o effetti speciali a vestire un idea con poca forza, si hanno a disposizione pochi strumenti ma questi strumenti possono essere estremamente efficaci.

Rispetto alla pubblicità televisiva, la radio è cambiata di meno, pensando in particolare alla ‘rivoluzione digitale’?

La radio è fatta di linguaggio e il linguaggio è in continua evoluzione perché cambia la società, il mondo attorno a noi: ad esempio oggi il cellulare è di uso comune e ha molto influenzato il modo di comunicare, soprattutto dei giovani. Quindi la pubblicità radiofonica cambia perché cambia ciò che le sta attorno.
Certo, dal punto di vista tecnologico l’avvento del digitale ha enormemente velocizzato i tempi di produzione: oggi si possono fare anche 4-5 semplici annunci radio (per intenderci, i promozionali) in un’ora, è molto diverso rispetto al passato.
E una migliore tecnologia ci consente di avere più tempo per la creatività: se non perdo tempo per ottenere un certo effetto, ho molto più tempo per pensare, sono più libero, mi posso permettere di dare spazio alla parte artistica, alla discussione creativa. A questo è servita la tecnologia, per questo cerchiamo di avere quanto di meglio il mercato ci offre in questo campo.

Che cosa caratterizza il vostro modo di lavorare?

Credo che la nostra maggiore qualità sia la capacità di offrire consulenza, collaborazione totale con chi ha scritto il progetto.
A volte ci capita di essere interpellati da un’agenzia per aiutarli in una gara: questo per noi è una grande soddisfazione, se un cliente si affida a te è per vincere una gara è un segnale molto importante, per cui noi cerchiamo di dare la massima disponibilità, senza badare agli orari, per permettergli di presentare il meglio.
Quindi ci caratterizza una grande voglia e disponibilità di metterci al servizio della creatività delle agenzie, essere pronti ad aiutare l’agenzia a raggiungere il suo obiettivo, cercare di capire sempre dove il creativo vuole andare, che cosa ha in testa, cercare di dargli il consiglio giusto.

Progetti per il prossimo futuro?

Vorrei citare l’esperienza di Radio panico: un’altra gran bella soddisfazione, perché ancora una volta (l’anno scorso fu Rossofango con Mercurio) siamo stati scelti da una casa di produzione, la Bedeschi Film, per il sound design del loro cortometraggio, tratto da un racconto di Carlo Lucarelli.
Questo significa che siamo stati scelti per fare un lavoro cinematografico, con la possibilità di dare una consulenza ancora maggiore, perché qui non ci sono vincoli, non c’è il cliente, il prodotto, con le sue esigenze ed i suoi legittimi obiettivi. Nel cinema c’è solo il discorso artistico, e se ti scelgono è perché credono in te.
Il fatto che qualcuno si rivolga a te per fare qualcosa a cui tiene molto, che per lui è un investimento importante, ci inorgoglisce, nobilita il lavoro che facciamo da anni.

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8 agosto 2019
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