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Joan Miró: la terra
Palazzo dei Diamanti a Ferrara

Senza titolo

Joan Miró è una delle personalità più affascinanti della storia dell'arte moderna. Il suo percorso artistico ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di alcune tra le più importanti correnti del Novecento, dal Surrealismo all’Informale, e nello stesso tempo ha mantenuto un'autonomia e una libertà grazie alle quali sono nate opere d'arte tra le più originali e seducenti del secolo scorso. La sua interpretazione lirica della realtà, fatta di visioni poeticamente semplificate e quasi "fiabesche", ha segnato l'immaginario di intere generazioni di artisti mentre la sua opera è stata oggetto di numerosi studi ed esposizioni.

Ferrara Arte e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid celebrano il maestro catalano con una mostra antologica che mette a fuoco un tema fondamentale nella sua opera da sempre sottovalutato dagli studi e mai presentato al pubblico in un'esposizione: il legame con la terra.

Miro Senza titolo La mostra, innovativa e affascinante, pone l'attenzione sul ruolo centrale che questo tema ha avuto nell'immaginazione e nel processo creativo dell'artista. Partendo dalla riflessione sulla terra, nelle sue più ampie accezioni e simbologie, Miró sviluppa, infatti, una serie di temi e filoni di ricerca che ricorrono in tutta la sua produzione: la rappresentazione del mondo rurale e contadino; il culto delle origini; l'attenzione ai temi della sessualità e della fertilità; l'interesse per la materia; i temi dell'aldilà e della metamorfosi; l'eterno susseguirsi di vita e morte. Una nuova lettura di questi motivi permette di gettare una luce inedita su aspetti dell'intera produzione di Miró e di comprendere appieno il dialogo che, dopo la seconda guerra mondiale, si è instaurato tra l'artista e i maestri europei e americani della generazione successiva, protagonisti della stagione informale.
Un'ampia selezione di opere - soprattutto dipinti, ma anche sculture, collage, assemblaggi, disegni e litografie - provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private del mondo, si articola in sezioni cronologico-tematiche che ripercorrono l'intero periodo creativo dell'artista, dagli esordi agli ultimi anni trascorsi nella casa-atelier di Palma di Maiorca.

Miro La lepre Tutta l’arte di Mirò è segnata da un profondo attaccamento per la nativa Catalogna, per le sue genti e le sue tradizioni. Nei primi anni di attività quell’universo viene da lui rappresentato in maniera ideale e quasi mitica, con uno stile inconfondibile che coniuga la resa per il dettaglio e la libertà espressiva tipica delle avanguardie.

Dopo il trasferimento a Parigi, Miró dà vita ad una nuova tipologia di dipinti. In essi, grazie al fecondo incontro con l'ambiente dadaista, il mondo rurale si trasfigura in esperienza vissuta, restituita attraverso la forza evocativa della memoria e della dimensione onirica. L'elemento terrestre non ha più la concretezza data dalla resa accurata del dettaglio che caratterizza le opere precedenti e diventa per così dire uno spazio "mitico" abitato da figure archetipiche.
Il ruolo della memoria - amplificato dall'esperienza condotta dal 1925 a fianco dei surrealisti - e la ricerca delle origini conducono il maestro catalano alla creazione di opere che danno forma a un personale mito della genesi, tra le quali spicca il gruppo di paesaggi di grande formato del 1927.

Miro' Collage Tra il 1929 e il 1931 Miró si cimenta con il collage, l'assemblaggio e con opere tridimensionali assolutamente innovative. Questa indagine è nutrita dalla profonda riflessione che in questo momento l'artista conduce sulle componenti fondamentali dell'opera d'arte. Il motivo della terra risveglia ora un nuovo interesse per materiali - scelti ed associati con assoluta libertà e con raffinata ironia - che divengono componenti fondamentali del suo lessico, lasciando in secondo piano la pittura.
La mostra prosegue poi con una serie di opere ispirate al tema della fertilità e al mito di Plutone, dio degli Inferi. Fin dall'antichità classica infatti il concetto di fertilità era indissolubilmente legato al mondo sotterraneo poiché in esso si ravvisava l'origine di ogni linfa vitale. Tra il 1934 e il 1936 il maestro catalano dipinge una serie di quadri dedicati a questo tema in cui sperimenta nuove soluzioni pittoriche. Miró lavora ora su supporti inusuali, come le lastre di rame, raggiungendo esiti di straordinaria brillantezza ed espressività.

Miro Persone davanti al sole La continua sperimentazione tecnica e la ricerca di materiali estranei alla pittura sono un nodo centrale dell'opera dell'artista. Nell'estate del 1936 questa ricerca raggiunge un grado di eccezionale tensione concettuale che dà vita ad una bellissima serie di dipinti su masonite, realizzati durante un soggiorno a Montroig.
Il rientro in Catalogna segna gli anni che seguono lo scoppio del secondo conflitto mondiale. Le opere di questo periodo cupo si contraddistinguono per la presenza di figure, spesso alate, che sembrano ricordare le Eumenidi, le "antiche dee" di Eschilo, malinconiche e ostili.

All'inizio degli anni Cinquanta, Miró torna a concentrarsi sulla creazione di oggetti polimorfici e polimaterici che aveva intrapreso già vent'anni prima. Il suo lavoro si orienta verso l'esaltazione della materia e dei materiali che compongono l'opera, raggiungendo soluzioni formali straordinarie che lo pongono in diretto rapporto con la generazione dell'Informale.

A chiudere il percorso di mostra sono le opere realizzate nel nuovo atelier di Palma di Maiorca dove si trasferisce nel 1956: pitture, sculture e assemblaggi di medie e grandi dimensioni caratterizzati ancora una volta dall'ardita sperimentazione di svariate tecniche e dall'impiego di oggetti eterogenei. Sono opere straordinarie, nelle quali il dualismo vita-morte ricorre incessantemente, vere proprie riflessioni figurative che Miró, ormai anziano, conduce sul tema del ciclo della vita e dell'eterno trasformarsi della materia.
Miro' Figure e uccelli nella notte

Orario
Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso, dalla domenica al giovedì dalle 9.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 9.00 alle 22.00.
Aperto anche: Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 aprile e 1 maggio.
Ingresso: intero euro 10,00, ridotto euro 8,00, scuole euro 4,00.

Mostra a cura di Tomàs Llorens, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e la Cassa di Risparmio di Ferrara.
Catalogo edito da Ferrara Arte Editore, a cura di Tomàs Llorens, con testi di Tomàs Llorens e Marta Ruiz del Arbol

Per informazioni e prenotazioni:
Call Center Ferrara Mostre e Musei
Tel. 0532.244949, Fax 0532.203064,
e-mail: diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it

Ufficio stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
tel. 049.663499 fax 049.655098
e-mail: info@studioesseci.net
www.studioesseci.net

Senza titolo

Figlio di un orefice, Joan Miró y Ferrà nasce a Barcellona il 20 aprile del 1893 e, fin da giovanissimo, dimostra una particolare attitudine per le arti e per il disegno.
Per assecondare il padre, Miró si iscrive alla Scuola Commerciale di Barcellona senza abbandonare gli studi d'arte che conduce contemporaneamente. La profonda frustrazione per il lavoro da contabile che lo impegna dal 1910 è causa di un esaurimento nervoso. La malattia lo costringe, nel 1911, ad una lunga ma benefica convalescenza nella fattoria dei genitori a Mont-roig, in Catalogna, luogo da allora rimasto caro all'artista. È in quest'occasione che Miró matura la decisione di dedicarsi completamente alla pittura, riuscendo finalmente ad ottenere il permesso della famiglia; egli inizia quindi a frequentare la scuola d'arte di Francesc Galí. Le opere di questi primi anni sono fortemente ispirate alla pittura fauve e cubista conosciuta ad alcune importanti mostre che si tengono a Barcellona.
Nel 1918 debutta con la sua prima personale alla Galeria Dalmau di Barcellona, che ottiene però reazioni negative di critica e pubblico. Senza farsi scoraggiare, Miró prosegue la sua ricerca figurativa e le opere che realizza iniziano a svelare l'originale temperamento del giovane artista. Ciò è visibile nel gruppo di paesaggi eseguiti a Mont-roig nell'estate del 1918 caratterizzati da una particolare attenzione per la resa del dettaglio e con i quali il pittore svela la vita segreta della terra.
Dopo un primo soggiorno parigino, Miró si trasferisce nella capitale francese nel febbraio del 1921 inserendosi nella pulsante vita artistica della metropoli. A Parigi conosce artisti e intellettuali tra cui Picasso, Max Jacob, André Masson e Tristan Tzara e si aggiorna sulla pittura contemporanea: assimila la lezione impressionista e soprattutto quella cubista che ¬utilizza come punto di partenza per intraprendere una strada nuova e personale. Sono anni difficili dal punto di vista economico ma di grande arricchimento culturale. Risale a questo periodo la conoscenza di Ernest Hemingway, Ezra Pound, Henry Miller e Jacques Prévert.

Nelle opere che realizza tra il 1923 e il 1925 - anno del primo importante successo parigino alla Galerie Pierre - si assiste ad un mutamento di stile. Fondamentale è la frequentazione degli scrittori e degli artisti dell'ambiente surrealista, divenuta più assidua a partire dal 1924. «La scoperta del surrealismo ha conciso per me con una crisi della mia pittura, è stata la svolta decisiva che mi ha fatto abbandonare il realismo per l'immaginario.» Sono anni di intensa sperimentazione in cui Miró viaggia molto e lavora instancabilmente: nel 1926 si cimenta con il teatro progettando, assieme a Max Ernst, la scenografia e i costumi per il Romeo e Giulietta dei Balletti Russi di Diaghilev; lo stesso anno espone per la prima volta a New York alla International Exhibition of Modern Art organizzata da Marcel Duchamp; nel 1928 si reca in Belgio e Olanda dove rimane profondamente emozionato dalla pittura di Vermeer e dei maestri olandesi; nell'estate del 1929 inizia la serie di dei collage che esporrà l'anno seguente a Parigi presso la Galerie Pierre e con i quali inaugura un filone di ricerca che lo condurrà alla sperimentazione di materiali e tecniche diversi. Sempre nel 1929, in ottobre, a Palma di Maiorca sposa Pilar Juncosa con la quale va a vivere a Parigi.

Attorno al 1930 l'attenzione di Miró si indirizza verso altri mezzi espressivi come l'incisione, la scultura e l'assemblaggio. Esegue alcune litografie, le prime di una lunga serie, e si cimenta con il collage, l'assemblaggio e con le "costruzioni" realizzate con oggetti raccolti ovunque. La Valentine Gallery di New York organizza la sua prima personale negli Stati Uniti. Nel luglio di quell'anno nasce Maria Dolors, sua unica figlia.
Dal 1932 al 1936, fa ritorno a Barcellona, nella casa paterna. Espone a Praga, Berlino e a Parigi dove si trasferirà nuovamente allo scoppio della guerra civile spagnola. Conosce Wassily Kandinsky, del quale ammirava profondamente l'opera, e ne diviene amico.

Negli anni Quaranta realizza la celebre serie delle Costellazioni, alcune delle quali ispirano a Breton dei componimenti poetici. In questo periodo Miró torna a concentrarsi sulla creazione di oggetti polimorfici e polimaterici e i risultati formali raggiunti lo pongono come antesignano della giovane arte informale europea e americana. Dal 1944 si dedica nuovamente alla litografia e, con particolare entusiasmo, anche alla ceramica. Nel 1947 soggiorna a New York dove conosce tra gli altri Clement Greenberg, Peggy Guggenheim e Jackson Pollock. Il suo stile diviene più monumentale e realizza opere di grande formato: tra queste la decorazione dell'Università di Harvard, dove viene chiamato prima nel 1951 da Walter Gropius e poi ancora nel 1960, e il grande murale in ceramica realizzato per il Palazzo dell'Unesco di Parigi nel 1958. Dal 1956 trasferisce definitivamente il suo studio a Palma di Maiorca, in un atelier progettato appositamente per lui dall'architetto Josep Lluís Sert.

Dalla metà degli anni Cinquanta i più importanti musei del mondo dedicano numerose retrospettive dedicate alla sua opera. Nel 1961 viene pubblicata la sua prima monografia firmata da Jacques Dupin. Riceve molti riconoscimenti tra cui, nel 1968 a Harvard, la laurea honoris causa. Continua a lavorare con pazienza, energia ed entusiasmo fino all'ultimo, continuando a sperimentare, in ogni campo e direzione, tecniche, stili e materiali. Instancabilmente alla ricerca di nuovi traguardi espressivi afferma: «Non penso mai alle cose che ho fatto. Penso alle cose che sto facendo e che farò.»
Miró si spegne il 25 dicembre del 1983 a Palma di Maiorca all'età di novant’anni.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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