ENTRARICERCA

Andrea Toniolo
Comunicazione = Informazione, Intrattenimento e Creatività

Senza titolo

Andrea Toniolo Regista e Titolare Teaboy

Informazione, intrattenimento e creatività continuano a essere le parole chiave della comunicazione.

Pensa che oggi il target sia più consapevole di quello che desidera e di quello che si può aspettare dai brand?

Credo che il concetto di “Target” sia cambiato. Tutto il target è diventato trasversale, per ogni prodotto ci sono più fasce di età ;un sessantenne acquista un prodotto che può essere cool per un ventenne.

Questo perché l'acquirente è più informato, segue i commenti e le opinioni online e in generale risponde all'aumento dell'offerta dei prodotti con più diffidenza, affidandosi ad altri per l'acquisto.

In sostanza tutti ci affidiamo al nostro “amico esperto” anche se lo è poco più di noi. Quindi il brand diventa sempre meno rilevante sull'acquisto rispetto all'effettiva efficacia del prodotto.

Quanto è importante l'informazione del prodotto che acquistiamo? Il concetto di sostenibilità ambientale o sociale può essere d'aiuto alle aziende?

L'informazione è sempre più importante , perché le aziende hanno riscoperto il “mercato” e di conseguenza il “prodotto”. Siamo passati da una comunicazione d'istituzione ad una comunicazione di prodotto/mercato.

Questo significa che l'informazione del prodotto, la “metafora” che esso rappresenta sono diventati punti fondamentali. La sostenibilità ambientale non è più un plus è una necessità; purtroppo però è una spesa aziendale, ancora oggi pochi sono gli acquirenti che pagherebbero di più per inquinare di meno.

Stiamo cercando di evadere dalle nostre abitudini, abbiamo sempre più desiderio di intrattenerci con devices tecnologici portatili. Sarà questa la nuova frontiera della comunicazione?

Il fatto che il NASDAQ abbia aperto un nuovo comparto per i titoli di “mobile devices e smartphone” ci fa capire quanto questi siano diventati importanti nel nostro mondo.
Ma credo che i devices siano solo oggetti, le persone li utilizzano solo per accedere a servizi di social networking.

Senza i servizi “social” non ci sarebbero devices sempre più d'intrattenimento. In fondo fare foto, scrivere e condividere in genere sono le vere “Killer Applications”; tutto il resto è tecnologia del momento.

Un altro aspetto importante: in genere l'utente vuole avere “tutto” a portata di mano. Documenti , foto e persino le partite salvate dei propri videogiochi.

Trovo interessante poter iniziare una partita su Xbox e poterla continuare su uno smartphone dove l'esperienza viene “scalata”; come trovo interessante l'idea alla base della WII dove la “curva di apprendimento” viene abbattuta e rende tutti abili al gioco in breve tempo.

Crede che le aziende siano portate a fare una scelta fra le diverse strategie di comunicazione oggi disponibili? Quanto conta il grado di integrazione dei media?

In Italia la maggior parte delle aziende non ha sviluppato vere strategie sui diversi media. Spesso semplicemente si limitano ad accettare le “offerte” per pubblicare banner, o pubblicare video-banner. Come creatore di contenuti video spesso non trovo strategie integrate e anzi le aziende preferiscono dividere i fornitori.
Credo che una strategia integrata sia importante ma la lentezza della risposta al mutare delle richieste dell'acquirente e del mettere in moto la strategia renda lo sforzo vano.

Sarò provocatorio ma per quale motivo “integrare” se questo rallenta la risposta al mercato? Serve un’altra forma di integrazione e forse essere in ritardo rispetto alla media europea potrebbe agevolarci. Credo che stiamo andando verso un mondo dove il “cuore” è tutto.

Dove promuovere il prodotto significa davvero usarlo ed essere presente. Sembra di essere tornati al momento della pubblicazione di Net.Gain ,un famoso libro che discuteva sul potenziale delle commercial-community online pubblicato nel 1998.
Poter curare con “cuore” un prodotto significa conoscere profondamente quel mercato e la sua community.

Nel mondo Lovemarks conta conoscere davvero chi acquista. Prendiamo ad esempio il marchio Cervèlo: è stato sviluppato intorno all'idea che il team di gara usa e sviluppa bici che andranno sul mercato;questo è avvicinarsi ai consumatori.

La creatività va d'accordo con gli attuali budget ridotti? Come l'apporto creativo può agevolare la trasmissione del messaggio?

La creatività è sempre agevolata dai limiti. In qualche modo si sviluppa meglio all'interno di regole precise. C'è da dire che anche la creatività e lo “stile” creativo vanno sviluppati come un centro di R&D. Infatti nel campo video si ricercano competenze e stili creativi diversi per nazione. Ogni nazione ha un suo stile.

E' evidente che una buona idea è effimera, può nascere ovunque e costare nulla. Ma creare un industria seria, stabile, che crei profitto e che sia misurabile significa avere budget a disposizione. Un fenomeno nuovo sono quelle community dove vengono fatte gare creative - per spot, loghi o immagini coordinate - a cui chiunque può partecipare. Lo trovo interessante.

D'altronde chiunque può creare idee stupefacenti in un mondo in cui tutti possono creare contenuti. Ma un certo messaggio deve venire da e per una certa community. Ad esempio ipotizzando di creare un evento per ciclisti è plausibile che un ciclista sappia cosa può funzionare tra i ciclisti.

E' evidente che a questo punto la parte del producer diventa sempre più indispensabile.
Credo che il ruolo del creativo sia sempre più messo in discussione.
Ricordiamoci: quello che cambia non è mai il “cosa” ma il “come”.
Per questo fare ricerca e sviluppo e creare uno stile proprio è indispensabile.

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Ultimo aggiornamento:
11 dicembre 2018
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