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Fabio Fabbi
Il progetto informazione e i nostri strumenti di comunicazione: Parola o Immagine?

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Fabio Fabbi Fondatore e CEO Movantia

Come parole e immagini convivono oggi nella formulazione di un concetto? Quale di questi strumenti avrà la meglio in termini comunicativi?

Viviamo in un ambiente dove un milione di canali ci stimolano sia verbalmente che visivamente in ogni minuto della nostra esistenza. E’ finito il tempo del “vecchio” fare comunicazione; molti di noi hanno preso coscienza dell’evoluzione indispensabile dall’exposure all’engagement. Parole e immagini vanno concepite pensando a un utente che negli ultimissimi anni si è evoluto così velocemente quanto lo sviluppo tecnologico, nei rapporti con la comunicazione. E dove le immagini possono giocare un ruolo più importante perché più capaci di sintesi e veloci al traguardo di quanto lo possano essere le parole.

Quale ruolo sta avendo l’utente nella creazione del messaggio pubblicitario? In un’ottica di interscambio, come l’utente giudica le informazioni che riceve?

Oggi nel marketing l’ascolto conta molto di più del parlare. Dobbiamo imparare dalla gente, più che insegnar loro. Nell’era del dialogo, dove gli strumenti “2.0” hanno oramai stravolto ogni concetto legato alla comunicazione, compresa quella pubblicitaria, la nuova generazione di cittadini-consumatori-testimonial ha la consapevolezza di poter influenzare lo sviluppo di un prodotto, di poter partecipare in prima persona al cambiamento, di esprimere pubblicamente ciò che pensa. Per un brand l’unica soluzione è dare spazio all’utente offrendogli strumenti e iniziative dove possa esprimersi, emozionarsi, costruire valore.

Come si pone rispetto a questi sviluppi il lavoro degli uomini di comunicazione che devono trovare un nuovo linguaggio sintetico che non sia percepito come "logoro" e possa incuriosire e attrarre le nuove generazioni? Quanto può incidere uno slogan a rendere unico l’oggetto del messaggio?

“Less is more” è un detto noto e ricordato, come uno dei qualunque slogan azzeccati che riescono a essere sintesi perfette – o quasi – di concetti che solo alcune immagini possono altrimenti rappresentare. Solo il giusto slogan è in grado di catturare quell’attenzione indispensabile oggi, specie nelle nuove generazioni più “consapevoli”.

Nello storytelling, quanto concorre a comunicare efficacemente un messaggio il raccontare un concetto con un’ immagine di forte impatto emotivo? L’immagine, icona-simbolo, può avere in sé la proprietà evocatrice di una certa marca e diventare portatrice dei valori che questa desidera rappresentare?

L’immediatezza di un segno è superiore a quello di una frase, quindi la giusta immagine è sicuramente portatrice di significati e valori a un pubblico eterogeneo in modo maggiormente emozionale. Quando un brand riesce ad appropriarsi del segno giusto, riesce a crescere facendo crescere i propri consumatori.

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19 giugno 2017
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