ENTRARICERCA

Multiversi oltre la crisi.
Gli anni '80 del fumetto, tra crisi e rinascita.

E’ il 1986, e sia negli Stati Uniti che in Europa la salute del fumetto sembra avvolta nel buio. La parola d’ordine è Crisis, titolo di una lunga saga che tenta di riscrivere alla radice, facendo piazza pulita di molti supereroi e universi paralleli, l’identità delle serie prodotte da DC Comics.

Le edicole offrono sempre meno spazio ai comics, che iniziano a rifugiarsi nel giardino protetto delle fumetterie specializzate. Il fumetto d’autore, dopo un ventennio fiammeggiante segnato da talenti come Crepax, Moebius o Pazienza, sembra avere perso propulsione, e la proliferazione di nuove riviste subisce una battuta d’arresto. Gli stessi supereroi, chiusa una stagione da alfieri del progresso sociale, vivono una forte crisi d’identità nel trovarsi calati in contesti contemporanei sempre più complessi, segnati dalla corruzione e da una violenza urbana ormai iper-realistica: in quell’anno Lex Luthor, storico arcinemico di Superman, si trasforma da tradizionale scienziato pazzo a uno spietato affarista postmoderno, CEO della multinazionale Lex Corp.

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L’atmosfera è insomma cupa, e nelle pieghe del più grande bacino di characters dell’immaginario fumettistico – i multiversi degli editori Marvel e DC – si respira aria di morte. Ma anche una incredibile voglia di rinascita. Ed è questa che, nell’arco di un anno, traghetterà il fumetto verso nuove frontiere creative e nuove formule industriali. In un certo senso, nel 1986 il fumetto riconosce la propria morte e inizia a rinascere, come una fenice, con opere come Maus, Dark Knight Returns, Watchmen e Fuochi. Un percorso da cui uscirà trasformato - nella forma e nell’aspetto - dal fenomeno graphic novel.

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Morte e rinascita, dunque. Simbolo di una certa confusione d’idee e della disperata ricerca di nuovi punti di partenza, Crisis offre un’esperienza estrema per i lettori adolescenti di allora: una strage programmata di icone storiche (da Flash a Supergirl). La saga di Watchmen prende atto della caduta di credibilità degli eroi, e racconta un contesto da violenta Guerra Fredda, in un clima in cui i superuomini sono diventati fuorilegge oppure, ormai in pensione e ai margini della società, collaborano col governo. Protagonisti di primo piano come Batman o Devil affrontano transizioni drammatiche. Dark Knight Returns narra in toni disillusi e apocalittici il disperato ritorno in scena di un Batman ormai anziano e dimenticato. Born Again racconta invece la caduta in disgrazia di Devil, e la sua progressiva ricostruzione esistenziale come normale cittadino. Le certezze di un tempo si sgretolano, e per segnare i 25 anni dalla fondazione la Marvel decide di dare vita a un’intera gamma di nuove serie e personaggi ambientati nel cosiddetto New Universe.

Per provare e rivedere la luce, i protagonisti del fumetto popolare si ritrovano a passare per l’inferno. E a gestire un simile passaggio sono chiamati autori che diventeranno rapidamente i più grandi maestri del fumetto statunitense: Alan Moore, David Mazzucchelli, Frank Miller. Nuove sensibilità artistiche si diffondono nel fumetto popolare, che rimescola le carte con nuovi linguaggi ma anche nuovi formati: per la prima volta si offrono storie articolate non più come sequenza di episodi, ma come capitoli di un unico, ampio progetto narrativo, in formati sempre più prossimi non al piccolo albetto ma a corposi libri. Una transizione paragonabile a quella dal 45 giri al 33 giri nella musica, dal significato estetico e industriale, per la quale si inizia a parlare ormai di graphic novel, romanzi a fumetti.

Nello stesso 1986 si pubblicano due volumi che offrono, negli Stati Uniti e in Europa, il segnale che mancava: il graphic novel incarna per il fumetto una transizione rivoluzionaria, dalle edicole verso la libreria. In Francia esce la raccolta in volume di Fuochi di Lorenzo Mattotti, avventura interiore in un’isola misteriosa e viaggio materico nel colore, che colpisce la critica per potenza emotiva ed eleganza formale, consacrando l’autore tra i maggiori illustratori contemporanei.

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In USA esce invece il volume di Maus di Art Spiegelman, ricostruzione personale e metafora della memoria dell’Olocausto, la cui complessità e ambizione poetica faranno molto discutere fino alla conquista – primo fumetto della Storia – di un premio Pulitzer. Media come il New York Times ne parlano tra stupore ed entusiasmo, e le librerie iniziano a fare ordini e a registrarne l’imprevisto successo. La seconda vita del fumetto non riguarda dunque solo il rimescolarsi di sensibilità creative fra tradizioni seriali e ricerca artistica d’autore, ma è anche questione di formati: la librarizzazione del fumetto colpisce nel segno. Anche in Giappone si archivia un’epoca, con l’ultimo libro de La Fenice, manga leggendario e capolavoro di Osamu Tezuka, che si congeda dal mondo offrendo un frammento finale della sua lunga riflessione sulla storia della civiltà. Lo stesso Disney nipponico, formatosi nell’epoca ponieristica della serialita' infinita, lascia in eredità un graphic novel a chiudere l’opera di una vita.

Esattamente 20 anni dopo, nel 2006, sia negli USA che in Giappone il fatturato dei fumetti in formato libro - che ha assorbito la rivoluzione parallela di graphic novel e manga - ha definitivamente superato il fatturato dei giornaletti (albi o riviste) di un tempo. Gli autori e gli eroi di allora sono ancora più o meno in scena. Ma il palco si è spostato, dalle edicole alle librerie. Il fumetto è ancora in scena. E la parola crisi, che pure torna oggi a circolare, non ha più – almeno questo – nessuna lettera maiuscola.

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Ultimo aggiornamento:
11 dicembre 2018
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