ENTRARICERCA

Renata Prevost
Qual è in Comunicazione il rapporto fra Creatività, Tecnologia e Formazione

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Renata Prevost
Responsabile Communication Management e Attuale Cofondatore del marchio Invaderstyle

Come si rapportano oggi creatività e comunicazione?

Come hanno sempre fatto, da Adamo ed Eva. Il serpente offriva la mela e lo faceva - senza molti concorrenti - con semplicità, usando la psicologia. Agiva sui bisogni del target di quel momento. Qualcuno dice che anche Gesù Cristo abbia fatto così, scegliendo gli apostoli quali account per la divulgazione del proprio prodotto.

Come la tecnica e Tecnologia aiutano la creatività?
Si può diventare creativi? Quale è l’importanza della Formazione?

La tecnica e la tecnologia aiutano la creatività. Credo che non si possa diventare creativi e la formazione fornisce solo linee guida. Ma procediamo per gradi.
C’è la comunicazione in generale e la comunicazione pubblicitaria. La seconda non è altro che una disciplina della comunicazione che parte da una creatività innata e che, grazie alla formazione, viene instradata in binari ben precisi. Tutto ciò non mortifica la creatività ma, al contrario, ancor di più la stimola. Gli stimoli e le invenzioni agiscono invece sui bisogni del target seguendo modi e modalità del momento che possono variare più o meno velocemente. Capita poi che un iter consolidato funzioni bene anche per molto tempo. La comunicazione pubblicitaria in genere trae poi sempre spunto dai cambiamenti di costume e dalla vita quotidiana.
La tecnologia non è niente altro che un mezzo da usare, la creatività resta la capacità di usarla nel modo corretto e possibilmente legandola al prodotto. La creatività è un talento che non tutti possiedono. La tecnologia può semplicemente fornire modi diversi, anche grafici, per esprimere i messaggi. Come qualsiasi altra innovazione, è conoscenza: più si conosce, più si ha la possibilità di farne un valido strumento creativo. Se posta nelle mani di professionisti poco creativi causa preoccupanti appiattimenti contenutistici. Tutti possono copiare tutto ma non va mai dimenticato come l’attuale livello tecnologico raggiunto consenta oggi di raggiungere target sempre più ampi e interessanti.
La formazione insegna le regole e i trucchi del mestiere e, soprattutto, come esprimere la creatività. Sensibilità e buon gusto della persona sono dati e servono a scegliere quanto necessario per presentare l’idea in maniera equilibrata. Si impara a farlo non solo a scuola ma soprattutto in una buona agenzia e dopo tanti anni di ricerca in più ambiti (psicologia, filosofia, arte, cinema, fotografia, storia, geografia, ecc), spingendosi spesso fuori dall’Italia.

Come legare creatività a business in una Visione Strategica di agenzia-azienda?

Bisognerebbe sempre ricordarsi che quando si propone un progetto a un cliente il fatto di convincerlo significa “vincere con”. Agenzia e azienda sono sedute dalla stessa parte del tavolo, non devono combattere una contro l’altra ma lavorare insieme per il successo del prodotto. Una visione strategica vincente dovrebbe quindi uscire da un lavoro di gruppo in cui l’azienda dà piena fiducia all’agenzia e ha il coraggio di osare. Sono diversi anni che la comunicazione pubblicitaria italiana infatti ha smesso di essere creativa e innovativa, mentre l’estero continua a progredire. Tutto ciò principalmente perché alla conduzione delle aziende italiane ci sono più burocrati che imprenditori e nelle agenzie italiane ci sono più insegnanti che talenti creativi. Come sempre un lavoro è fatto bene, e diventa una professione, quando svolto con passione, amore e ricerca.

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18 luglio 2019
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