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Matteo Galli

Il viaggio del Messaggio: Dal brief in poi il messaggio vive diversi processi creativi che fanno in modo che una volta arrivato a destinazione, il viaggio non si fermi...

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Matteo Galli
Communications & Marketing Manager Applix Education / bSmart
http://www.applixeducation.com

La mia esperienza si distacca un po’ da quella di un’agenzia classica perché nel mercato dove operiamo non esiste il passaggio di un brief. O, almeno, non come lo si intende classicamente. La nostra attività è focalizzata principalmente nel fornire un ecosistema digitale a supporto della didattica scolastica. I nostri clienti, tra docenti e studenti, sono potenzialmente milioni.

Se da un lato potrebbe risultare una situazione di difficile gestione, dall’altro sprona l’intera agenzia in un continuo processo di analisi, progettazione e miglioramento del prodotto mettendoci in ascolto delle esigenze di tutti. E’ un ciclo continuo fatto di osservazione, ricerca e perfezionamento della piattaforma che proponiamo, basandoci sulle decine di feedback - qualitativi e quantitativi - che ogni giorno riceviamo da chi utilizza il nostro prodotto.

La ricezione di input così disaggregati ci permette di alimentare costantemente la nostra attività creativa alla ricerca di miglioramenti che miglioreranno l’apprendimento e i percorsi didattici di migliaia di studenti e dei loro docenti.

Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare un contenuto di valore che arrivi al destinatario del messaggio e che da lì riparta per prendere nuova vita?

Solitamente impostiamo il nostro lavoro tenendo sempre in mente due aspetti che desideriamo che siano sempre presenti nelle soluzioni che offriamo: semplicità d’uso e utilità degli strumento. Ogni divisione dell’azienda, dallo team di sviluppo all’area di comunicazione e marketing, imposta le proprie attività secondo questi due cardini. Siamo consci di avere una grande responsabilità: forniamo a studenti e insegnanti un ambiente di studio che si integra e che potenzia gli strumenti classici dello studio, come i libri e gli appunti cartacei. Osserviamo ogni giorno come sia in atto una transizione verso un nuovo modo di apprendere, dove le tecnologie giocano un ruolo di primo ordine.

Un modo per certi versi ancora inesplorato perché ancorato a modelli ancora fortemente analogici ma proprio per questo ricco di sfide per chi cerca di interpretarlo con proposte innovative. Tutte le attività di comunicazione sono impostate per trasmettere messaggi chiari a chi usa i nostri prodotti, i quali hanno età molto diverse tra loro: dai 6 ai 18 anni per quanto riguarda gli studenti e dai 30 anni in su per quanto riguarda gli insegnanti.

Non è banale riuscire a comunicare correttamente con interlocutori così differenti e quindi tutta la produzione di contenuti è costantemente focalizzata a produrre messaggi chiari e il più facilmente comprensibili da tutti i referenti. Ogni testo è studiato nei minimi dettagli per uno scopo determinato: i testi della piattaforma devono rendere chiaro il suo utilizzo, i messaggi delle newsletter devono contenere informazioni utili a chi le riceve, i post sul nostro canale Twitter e sulla pagina Facebook devono spronare alla conversazione e alla condivisione.

Oggi in quale misura siamo disposti a seguire il content marketing di marca? I social favorendo la condivisione sono il canale ideale per ingaggiare l’utente?

Come appena detto, per noi produrre dei contenuti di qualità è centrale. Non a caso all’interno del team di comunicazione ci sono figure dedicate per la produzione di testi all’interno di vari contesti, pensati per diversi interlocutori e con la corrispettiva impostazione di un tono di voce coerente con il canale e con chi lo frequenta.

Noi usiamo i social prevalentemente per comunicare con i docenti, utilizzando i nostri account per condividere news e risorse utili per chi insegna. Spesso, l’impostazione di un piano editoriale di questo tipo porta alla naturale interazione tra il Brand e chi lo segue perché si instaura un rapporto di fiducia: il Brand è accolto come un partner valido per il proprio lavoro e non come un soggetto che vuole proporre un prodotto da vendere.

Quali sono gli errori da non commettere in comunicazione?

Si potrebbero stilare molti decaloghi diversi, così come case history che purtroppo o per fortuna hanno fatto la storia di un Brand. Ma vorrei semplificare molto, forse ribadendo una cosa banale. Noto con dispiacere, da professionista della comunicazione, che ancora troppo spesso le aziende usano canali che sono nati per conversare alla stregua come se fossero spot pubblicitari di lancio di nuovi prodotti o servizi.

Mi capita di leggere post su Facebook o tweet molto simili a slogan pubblicitari. E’ un modo a mio avviso sbagliato di sfruttare un mezzo potentissimo e rivela anche una certa incompetenza da parte di molte aziende.

Lasciando da parte per un attimo il mondo dei social media e ragionando a livello più generale, penso che l’errore più grande sia quello di considerare il cliente come oggetto delle propria comunicazione invece di rendersi conto di avere come interlocutore un soggetto che, se coinvolto nel modo corretto attraverso un rapporto paritario, può diventare egli stesso il primo promotore dei valori del Brand. Il passaparola è la pubblicità più potente che ci sia. Ed è anche gratis.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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