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Jose Gonzalez Galicia
Consumer Playmaker: Nella delicata fase d’arrivo presso l’audience di riferimento, quali sono le condizioni che regolano la buona ricezione del messaggio?

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Jose Gonzalez Galicia
Former Managing Director VITA Consulting e consigliere di Fondazione VITA Giving Europe

L’utente come percepisce la diversa tipologia di messaggi nell’affollamento quotidiano degli avvisi pubblicitari? Quale tipo di engagement risulterà maggiormente gradito?

L’utente crea una barriera per combattere questo affollamento pubblicitario, ma quando il contenuto è valido e con una forte componente creativa, il messaggio pubblicitario funziona. Esiste un termine anglosassone che riesce a trasmettere il tipo di engagement del futuro “seamlessly”, in poche parole, fluido, senza interruzioni. Quando parliamo di media, parliamo di Earn, Own e Bought, sarebbe bello poter considerare queste tre tipologie un'unica soluzione.

Spesso non ci accorgiamo di quanto gli algoritmi stiano pilotando le nostre scelte attraverso l'utilizzo dei Big Data. Quale sarà Il futuro della comunicazione? Sarà esclusivamente Data Driven o c’è la possibilità di una svolta creativa Human Driven?

Non possiamo fermare la tecnologia, gli algoritmi saranno sempre più specifici ed evoluti, ma quello che, ne oggi ne mai, penso possa essere sostituito è la relazione, il tocco umano, e il sorriso. Solo per citare un esempio: oggi siamo abituati ad interagire con sistemi automatizzati di telefonia, possono essere efficacissimi a smistare le telefonate, canalizzare per il tipo di problema, capire le emergenze, ma non possono trasmettere un sorriso e quella interazione solo due persone riescono ad averla.

All’interno di un mercato sempre più esigente e competitivo, l’elemento cardine per le aziende resta la reputazione, attraverso la quale sono quotidianamente sotto esame da parte dei consumatori. La sostenibilità può aggiungere personalità al brand, suscitando un interesse più marcato nelle nuove generazioni?

La sostenibilità è nata come una moda, ora non lo è più. Prima era un’etichetta per farsi belli, ma oggi è un’esigenza reale, un dovere per le aziende nei confronti dei consumatori. Oggi grazie alla comunicazione e al web le aziende devono essere completamente trasparenti, non possono occultare o mascherare nulla, devono rendicontare il loro pensiero e il loro operato al pubblico. La tematica è molto sentita dal consumatore che vuole essere consapevole di cosa acquista e da chi. L’utente finale entra in contatto con un’azienda anche tramite l’impatto sociale, come lavora, cosa fa per la comunità. Le aziende devono adeguarsi alle necessità dei consumatori. Gli italiani sono molto sensibili alla sostenibilità, e ricercano comportamenti “moralmente” corretti da parte dei fornitori. Siamo ancora un po’ indietro in termini di comunicazione e di chiarezza, ma questa linea di pensiero copre trasversalmente tutti i settori, dall’alimentazione alla moda dalle automobili alla tecnologia in genere, fino al mondo dell’edilizia.
Ad esempio, a livello di produzione e consumo di prodotti Bio siamo tra i primi al mondo, ma non è comunicato bene (vediamo come è cambiato il percepito dei prodotti elaborati con olio di palma).
Il consumatore “consapevole “è molto attento alle materie prime, ai processi di produzione, alla provenienza dei materiali (chilometro 0), ai consumi, fino ad arrivare a prestare attenzione agli imballi e allo smaltimento a fine vita di un prodotto.

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8 agosto 2019
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