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Matteo Guarnaccia
Mostra collettiva di arte contemporanea: POPUPgrade

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L’arte visionaria di Matteo Guarnaccia, il pop psichedelico dalla beat generation al web 2.0

Figure arcaiche contemporanee che divengono pop in corso d’opera, rivelando un alto tasso zuccherino ed evidenti tracce di rock’n’roll. Figure che giustapponendosi mettono in atto una folle impresa dove il sabotaggio si confonde con l’archeologia. Una guida ragionata che prende il via dalle sessioni psichedeliche delle caverne del paleolitico, affronta la produzione vascolare attica, la pasticceria nipponica, fa una capatina negli arsenali spirituali, iniziatici indo-himalayani e precolombiani. Non è estraneo lo studio del design familiare e gommoso dell’oggettistica fifties. Allegorie fluide, senso dell’ironia e pruriti esistenziali in via di risoluzione. Attivo dagli inizi degli anni Settanta, come agitprop culturale della scena alternativa con la rivista psichedelica “Insekten Sekte”, da lui fondata ad Amsterdam e diffusa lungo la “Hippie Trail”. Matteo Guarnaccia, con il suo inconfondibile tratto grafico, collabora con diverse testate controculturali del periodo, dall’americana “Berkeley Barb” all’italiana “Fallo!”.

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Negli anni Ottanta, si interessa di sciamanesimo e culture tradizionali, viaggia in Giappone, Stati Uniti, Sud America e Australia. Illustratore, pittore, saggista, organizzatore di eventi, espone in Italia, Stati Uniti, Giappone, Paesi Bassi, Germania, Spagna e Svizzera, sia in luoghi istituzionali (come la Triennale di Milano) che in ambienti creativi anomali. Nel corso degli anni ha saputo aggiornare continuamente l’immaginario psichedelico, riallacciando le fila sotterranee di una ricerca mistico-evoluzionista che non si è mai interrotta. La sua opera è un intreccio di echi provenienti simultaneamente da culture arcaiche, moderne tecniche di analisi psichica, ricerche scientifiche sulle attività della mente, il tutto opportunamente miscelato da robuste dosi di ironia.

Ha saputo fondere con abilità in un unico segno diverse tradizioni culturali, con uno stile che rimane a tutt’oggi estremamente elastico e magicamente visionario, capace di espandersi con incredibile rutilanza (pensiamo alle copertine dei dischi, alle impaginazioni editoriali, ma anche alle sue tele), così come di fissarsi in quelle deliziose e incisive icone (così aperte, ma stabili, insieme fresche e sicure) che rappresentano la sua produzione come illustratore.

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Ultimo aggiornamento:
17 ottobre 2019
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