ENTRARICERCA

Michele Salmi
Emotional Branding: i cinque sensi
Oggi la sfida per il brand è provocare emozioni in ognuno di noi con un coinvolgimento a 360 gradi

Senza titolo

Michele Salmi
Partner e creative director Oikos Creative Lab

Quanto è importante valorizzare le nostre sensibilità per essere ricordati? Come sviluppare il sesto senso, la scintilla che accende le passioni e attira gli interessi in comunicazione? Il fattore umano in comunicazione dove può portarci?

I cinque sensi nella comunicazione hanno un’importanza straordinaria, anche se dobbiamo coinvolgerli ancora un po’ per volta. È estremamente importante considerare le sensibilità per coinvolgere il consumatore e rendere il più emozionale possibile l’approccio alla comunicazione.

Come utilizzare la tecnologia per offrire una comunicazione più completa? Quanto il fattore umano riuscirà a guidare questo cambiamento integrando i rapporti in carne ed ossa con quelli virtuali? Qual è il destino dell’ADV classico in questo senso?

Le tecnologie vengono ormai quotidianamente su molteplici fronti , ritengo che uno degli aspetti più strategici siano i dati che le tecnologie ci possono fornire: possiamo misurare le reazioni, analizzare specifici comportamenti e adottare strategie conseguenti, sempre consapevoli del rischio di appiattimento che inseguire il dato confortante comporta. Il fattore umano è già parte di questo percorso dove evento, racconto, oggetto, social, web, streaming ecc ecc si mixano/integrano, creando emozioni ed esperienze coinvolgenti. la mia formazione non mi permette di dare una risposta con una reale cognizione di causa a quest’ultima parte della domanda, la mia sensazione è che l’ADV classico è già sceso dal trono per lavorare a più mani ad un unica missione, comunicare, costruire identità e coinvolgere.

Quanto è importante oggi estendere la propria immagine su diversi settori? Quali sono i casi di successo più eclatanti? Come ridurre il rischio di perdere valore in questa delicata operazione?

La brand extension in realtà non è così comune perché non è facile: occorre un brand (persone) che ne conoscano le possibilità, ed abbiano un atteggiamento al contempo pragmatico e visionario, non ultimo coraggio di investire. In un paese dove la maggior parte delle aziende non ha una grande cultura inerente la comunicazione ed il marketing, se non quella accademica, la brand extension rimane un argomento border line. La brand extension non è importante per forza lo è solo in alcuni specifici casi, quando si ritenga di “sentire” che si possano trasferire esperienze e valori in altre categorie merceologiche e in quel contesto possano avere qualche aspetto di unicità.

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8 agosto 2019
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