ENTRARICERCA

Matteo Bianconi
Emotional Branding: i cinque sensi
Oggi la sfida per il brand è provocare emozioni in ognuno di noi con un coinvolgimento a 360 gradi

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Matteo Bianconi
Copywriter & Digital Strategist

Quanto è importante valorizzare le nostre sensibilità per essere ricordati? Come sviluppare il sesto senso, la scintilla che accende le passioni e attira gli interessi in comunicazione? Il fattore umano in comunicazione dove può portarci?

Fino a poco tempo fa si parlava di posizionamento del brand. Oggi è più corretto ed efficace “prendere posizione”. È verso questo aspetto che bisogna lavorare: il consumatore non è uno spettatore passivo e non lo è da parecchio tempo, cosa che molte aziende faticano ancora ad accettare. Si tratta di un processo critico introdotto da Internet e dai social media, oggi acutizzato dalle tecnologie, sempre più immersive e diffuse. E il fattore umano più importante che abbiamo a disposizione è l’empatia. Non basta esserci o farsi notare con campagne di comunicazione che mirano al “fattore wow”. Oggi serve “schierarsi”, con intelligenza, buon senso e, appunto, empatia.

Come utilizzare la tecnologia per offrire una comunicazione più completa? Quanto il fattore umano riuscirà a guidare questo cambiamento integrando i rapporti in carne ed ossa con quelli virtuali? Qual è il destino dell’ADV classico in questo senso?

I dati e le tecnologia a nostra disposizione servono per capire come intercettare al meglio il pubblico desiderato. Ogni profilo oggi può essere tracciato nelle sue abitudini (non solo di acquisto) e questo è un grande aiuto per gli esperti, che devono però fare i conti con una comunicazione sempre più integrata. L’ADV classico non scomparirà tanto facilmente, ma non sarà più il “traino” di tutte le campagne. Ora esistono strategie più complesse da mettere in campo, con più variabili, possibilità e opportunità. Ma proprio per questo motivo gli esperti devono assumersi anche più responsabilità.

Quanto è importante oggi estendere la propria immagine su diversi settori? Quali sono i casi di successo più eclatanti? Come ridurre il rischio di perdere valore in questa delicata operazione?

È importante tanto quanto il ragionamento che vi è alle spalle. La brand extension è come avere una fan page su Facebook: realizzarla tanto per dire “ci sono” oggi è quanto di più pericoloso si possa fare con un marchio. Bisogna capire come e dove, ma soprattutto il perché. Un caso di successo recente è quello di Moleskine, che ha aperto un “caffè per creativi” a Milano. Si tratta di un bel progetto che richiama i valori del brand, ridefinendo gli spazi fisici in base proprio a questi. Sbagliare è però semplice… e a volte basta una strategia debole, basata su obiettivi poco chiari. Tutto nasce dalla trasparenza del pensiero: la chiarezza premia (quasi) sempre.

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Ultimo aggiornamento:
17 ottobre 2019
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