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Gip Barbeschi Executive Producer Broad Way
Le Interviste Mediastars XII Edizione

Senza titolo

Gip Barbeschi Executive Producer Broad Way

Crede che la metafora sportiva possa rappresentare bene il concetto di squadra nella nostra vita lavorativa?

La sincerità e la chiarezza con le quali affronto il mio lavoro sono solo la continuazione di un credo che da sempre porto come persona di sport. Considero la matrice sportiva come valore etico e come energia di vita. Per questo dopo tante discipline molto impegnative dal punto fisico condotte anche a livello professionistico, ora pratico tai-chi: perché a 90 anni, se avrò occasione di arrivarci, sarò più bravo di adesso, e più ricco in qualcosa di utile per quel momento.

Pensa che si possa verificare una combinazione altrettanto fortunata anche per quanto riguarda il settore della comunicazione italiana rispetto a quella estera?

Sicuramente verso l’estero le cose sono facilitate. Perché, a dispetto del nostro Paese, l’ingegno, la capacità e la provata esperienza, il successo che genera merito, non sono aspetti relativi o antipatie da superare, sono valori assoluti di una sana meritocrazia nella gestione di un incarico internazionale. E il merito rigenera lavoro.

La comunicazione può fare squadra?

La mia squadra è piccola, ma efficace. Un team ristretto di persone più che capaci, che mi hanno dato la possibilità di continuare una ricerca incessante di nuove tecnologie per la comunicazione. Senza aiuti ho raggiunto i nostri risultati, senza pubblicità abbiamo raggiunto questa situazione. Il mio lavoro è stato quello di identificare un cliente che ritenessi potesse avere bisogno del mio modo di vedere le cose, e sono andato da lui per cercare di convincerlo. Ho comunque avuta molta fortuna, ma a rifletterci oggi penso che il mio entusiasmo e la mia sincerità fossero, unitamente alla capacità di fare quello che promettevo, il motivo per il quale molti clienti, molto grandi rispetto alla mia società, accettassero di affidarmi i loro grandi progetti di comunicazione.

All’interno della vostra struttura riesce a delineare quali sono stati i risultati della sua attività di coaching?

Il mio insegnamento sta iniziando a vedere i frutti ora. Tipo di lavoro, atteggiamento verso il cliente. Cose non semplici da capire e accettare. Sia per il cliente, che per i propri collaboratori.
Ci vuole tempo per verificare che essere sinceri funziona.

Le è capitato di pensare di aumentare le capacità del proprio team, cercando di migliorare le competenze e le performance relative, intervenendo con un approccio mirato alla collaborazione con professionisti free-lance?

BROAD WAY nasce nel 1993. Ero io, destrutturato al massimo, ma con la capacità di gestire produzioni importanti dalla strategia di comunicazione alla consegna del filmato o del progetto informatico.

Oggi nel gruppo BROAD WAY lavoriamo in 20-30 persone, continuamente, con espansioni a seconda dei progetti e dei loro ritmi. Ma se vieni a trovarmi ne vedi molto pochi. Siamo stati tra i primi a sfruttare in senso totale il lavoro remoto. Facciamo girare da anni decine di Gigabyte al mese nel nostro spazio web, solo per lavoro interno. E molti di noi sono delocalizzati. Ma attenzione, non parlo di cinesi o indiani, di enormi società di service che non abbiamo mai visto in faccia. Parlo di noi. Persone che hanno lavorato anni sullo stesso tavolo, e che ogni tanto ritornano a lavorare insieme sullo stesso tavolo. Ogni tanto vicini, poi di nuovo lontani. Movimenti che seguono scelte di vita che esulano dal lavoro, ma che questo modo di lavorare aiuta a rendere facili e snelle.

Sono stato io stesso, il primo freelance della mia società. E molti dei miei collaboratori lo sono stati per anni. E molti ancora continuano ad esserlo in forma diversa anche ora. Se dò alle stesse persone molto lavoro, loro crescono insieme a me, e se la maggior parte del lavoro viene fatto insieme, il rapporto di lavoro è differente. Solido, sincero, sinergico. Anche in momenti di stress.

Negli ultimi dieci anni ho via via cambiato la forma del lavoro, pur mantenendo snellezza nella struttura. Il migliore risultato di questa strategia è nell’esistere. Dal 93 a oggi sai quante società sono nate tra trombe, fanfare e grandi investimenti, per annunciare al mondo: “la comunication c’est moi!” ?
Oggi lì ci sono i prati. Una via Gluck al contrario. Basta prendere una agenda di qualche anno fa, e provare a fare qualche numero di telefono..

BROAD WAY c’è sempre, più fresca di prima. Picasso disse: ‘ci vogliono molti anni per diventare giovani’… credo tantissimo in questa bellissima definizione. La vivo davvero, e con coerenza la dimostrerò sino alla conclusione della mia attività.

In un mercato sempre più competitivo la motivazione e la forza del gruppo possono essere ciò che fa la differenza. Quali possono essere a Vostro giudizio le potenzialità di un buon coaching, dovendo quindi intervenire su team di progetto orizzontali, verticali e anche trasversali?

Ma vogliamo davvero dirlo in un mercato sempre più competitivo cosa conta? L’idea giusta conta, la capacità di averla, e di averne un’altra dopo, e un’altra dopo ancora. E il modo di renderla funzionante in modo interessante, che oggi suona come ‘innovativo’ e ‘tecnologico’. In una parola, con pertinenza tra (buone) idee e soluzione.
Se no, ci sono ideone vuote o carrozzoni pesanti. Entrambi volendo generano soldi a palate, ma in un modo competitivo che non mi appartiene e che non cerco. E per fortuna non nel modo che mi farebbe pensare di farlo per invidia. Né volpe, né l’uva.

Dopo, solo dopo, ci sono le persone, il team di lavoro, le motivazioni eccetera eccetera. Ma sai con quanta energia le persone lavorano su una idea rivoluzionaria, rispetto che sulle solite cose? E’ qui lo stimolo: e purtroppo, anzi, per fortuna, avere buone idee e ottime soluzioni non è una cosa che si impara. Si può studiare bene, e arrivi alla parte tecnica. Ma anche nello scegliere una strada tecnologica, ci vuole una buona idea, prima.
Una gran fortuna, in Italia soprattutto, è trovare un cliente che ti segua quando hai una idea e una soluzione tecnologica che ancora nessuno ha sfruttato. Un cliente che non aspetta qualcosa che arrivi da altre esperienze. Ma in questo, è il cliente ad avere la capacità di una intuizione, e infine, se il comunicatore è stato altrettanto capace, il risultato è tutto per loro.
Siamo stati i primi in Europa a realizzare un progetto per edilizia in tecnologia virtuale immersiva (Leccopiù, 1993), i primi al mondo a realizzare un progetto di comunicazione corporate informatico e interattivo in tecnologia DVD, prima ancora che in Italia arrivassero i DVD video a farci vedere i film (Filca, gennaio 1997).
E siamo stati di nuovo i primi in Europa a sviluppare un progetto di REAL ESTATE in tecnologia interattiva 3DRealTime Proprietaria (touch-screen 3DRT Milano Santa Giulia, 2004)

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26 gennaio 2020
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