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Silvia Santarelli
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Ispirazione e produzione creativa. L’ispirazione ci accompagna, e come si dice non dà preavvisi, la produzione spesso conferma le idee e il lavoro di team produce sempre i migliori risultati.

Silvia Santarelli

Silvia Santarelli
Founder&Creative Director
weareyellow communication

Come nasce l'ispirazione, per un creativo di oggi? Dove traiamo la nostra "ispirazione" che ci porta a rivelare ciò che esiste ma è nascosto?

Quando parliamo d’ispirazione, parliamo del primo passo del processo del creativo nella ricerca dell’idea fino alla sua definizione, che verrà seguita dall’esecuzione. In questo momento e progressivamente negli ultimi venti anni, abbiamo assistito ad un progressivo ma consistente ingresso nel nostro lavoro della digitalizzazione.

Ecco che l’ispirazione, oggi si può definire il frutto dell’esperienza professionale e umana, di un profondo studio del prodotto e del progetto che si sta affrontando, di un approfondimento di tutto ciò che quel progetto trascina con sé in termini di lettura di libri, di visioni di film, di scrittura, di esplorazione dell’arte classica e contemporanea che sia visiva e musicale, di elaborazione del tema attraverso il rapporto e il confronto inter umano con persone conosciute, colleghi e amici, e l’osservazione anche di persone o gruppi di persone ed eventi sconosciuti, tutto ciò attraversato e mescolato ad un fondamentale aspetto della comunicazione che ci permette di essere competitivi nel mercato: l’analisi dei dati.

Oggi più che mai elemento indispensabile e base per centrare gli obiettivi di comunicazione ed essere una valida e mirata offerta e risposta nel nostro mercato. Infine mai dimenticare la fonte fondamentale di tutto quanto scritto sopra che è la base, matrice e motore dell’ispirazione: l’immaginazione umana che dà vita e fa evolvere anche gli aspetti più propriamente tecnologici del nostro lavoro ma che devono rimanere una parte dell’insieme dello svolgimento creativo in modo da garantire sempre unicità, originalità, bellezza e innovazione.

Come riconoscere la consapevolezza delle proprie competenze nel nostro ambito lavorativo? Come misurarsi con questo aspetto nello svolgimento dell'attività professionale?

Indubbiamente è lo studio continuo, approfondito e aggiornato e la passione per ciò che facciamo che ci danno certezza, in prima battuta, delle nostre competenze. Da qui lo svolgimento delle proprie attività professionali, deve essere sempre accompagnato da una formazione costante, di qualità, da una forte determinazione a non perdere la curiosità per il nuovo e lo sconosciuto quand’anche ciò che non conosciamo, poi non si rivela immediatamente funzionale e utile al precipuo progetto che stiamo svolgendo.

Il nostro lavoro per essere completo, e professionale non può e non deve limitarsi alle cognizioni tecniche e immediatamente vicine alla conoscenza e all’uso degli strumenti del lavoro ma essi devono sempre essere attraversati, riempiti e amplificati da una massiccia dose di studio di approfondimento e aggiornamento di tutte le materie creative, umanistiche e sociali quali letteratura, storia, arte, informazione, scienza, cinematografia, e possibilmente anche dalla pratica e dall’esercizio nella scrittura, nelle arti figurative e nelle arti musicali e persino nel continuo esercizio all’ideazione e creazione anche fuori l’ambito lavorativo.

Non voglio rappresentare il carattere del comunicatore come un generico tuttologo, anzi profilarlo come una persona colta, creativa e responsabile capace di trarre dai vantaggi che la digitalizzazione ci offre, una comunicazione più appuntita e mirata strategicamente e in termini di centratura dell’obiettivo di comunicazione e del target di riferimento, e al contempo esprimere contenuti con la più alta forma di originalità e umanità. Il mondo di oggi, le nuove generazioni e non solo, lo chiedono, e quand’anche non ne abbiano contezza, siamo noi a doverla avere.

Il nostro non è un mestiere qualunque ha una responsabilità grande perché comunica ad ampio spettro e non può più prescindere dall’onestà, dalla verità, dal coraggio e quindi da un’etica del comunicare. In tutto ciò, vedo una consapevolezza completa delle proprie competenze.

Nel nostro mondo condiviso non ci si può più permettere di agire da soli. Con chi costruire alleanze per rispondere alle esigenze del mercato di oggi?

Il mercato di oggi è frammentato e colmo di sfumature che cogliamo sia all’interno del target di riferimento, quand’anche analizzato nei dati, perché in continuo movimento, sia nei budget.

Penso che più che costruire alleanze bisogna costruire, mantenere e saper evolvere rapporti inter umani con professionisti ad ampio spettro, saper lavorare insieme e spendersi e mettersi in gioco. Tutti con fiducia e generosità professionale. Di base penso sia indispensabile una duttilità nel sapersi anche declinare senza mancare di professionalità, anche in collaborazioni che ci mettono alla prova su territori nuovi, fermo restando che in tali situazioni bisogna arrivare con una buona dose di preparazione e disponibilità al dialogo, umiltà e profondissima e reciproca onestà applicata su cui contare per una delivery certa. In questo quadro l’alleanza è naturale e si svolge con continuità.

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Ultimo aggiornamento:
18 luglio 2021
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