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VoiceSchool
Luca Toselli inaugura un nuovo metodo multimediale per la scuola per i servizi pubblicitari

Si chiama VoiceSchool il progetto didattico adottato dallo scorso anno dall'istituto scolastico torinese Albe Steiner, scuola professionale per i servizi pubblicitari che prende il suo nome da quello di uno dei maggiori designer italiani del '900.

Senza titolo

Il metodo, il cui nome è stato scelto direttamente dagli studenti, è stato ideato dal docente Luca Toselli per venire incontro a una esigenza specifica. “Per la prima volta nella mia carriera mi ero trovato di fronte all'impossibilità di ottenere l'attenzione dei ragazzi – confida – troppo distratti dai loro smartphone. E allora ho pensato che utilizzare proprio quegli strumenti per lo studio fosse meglio che tentare inutilmente di requisirglieli”.

Tutti gli studenti sono invitati ad usare il loro smartphone in classe, ovviamente a scopo didattico: per ogni argomento (di tutte le materie) gli alunni possono fare ricerche con il computer o con il telefono, anche in aula. “Devono – prosegue Toselli – poi portare in aula il materiale trovato (con link multimediali), ed esporlo visionandolo insieme al docente e agli altri studenti. Il professore seleziona il materiale trovato buono da quello inutile, e costruisce la sua lezione su quanto reperito in rete”.

La lezione diventa così multimediale, e gli studenti sembrano imparare con più facilità. “Inizialmente – spiega Mattia D'Angella, studente dell'istituto Albe Steiner – abbiamo preso con un po' di diffidenza l'idea, poi è seguita una fase in cui abbiamo pensato di sfruttare questa opportunità per farci i fatti nostri sul telefono... Ma ben presto abbiamo capito l'utilità e la comodità di questo servizio, viviamo sempre connessi e diventa quindi più semplice approcciare lo studio. Cerchiamo molto in rete, leggiamo tantissimo e alla fine inevitabilmente impariamo: io ho iniziato anche a prendere ottimi voti!”.

Le UDM (Unità Didattiche Multimediali) vengono postate su una pagina e un gruppo creato appositamente su Facebook: gli studenti sono valutati in base alle loro ricerche, alla capacità di esporle alla classe e di legarle all’argomento trattato (niente più interrogazioni “classiche”). “Spesso – spiega ancora il docente – loro stessi si autovalutano (anche in negativo, ovviamente) e la classe (e soprattutto il docente) controlla che il voto sia giusto. Inoltre in rete si trova di tutto, anche ottimi contributi che è inutile rifare ma che risultano molto utili per la didattica. L'uso intelligente del cellulare in aula è stato subito approvato dalla scuola, molti docenti ormai lo hanno adottato e anche al Ministero abbiamo avuto responsi positivi”.

MediaForm

Mediaform nasce con l'obiettivo di ricercare le possibilità di sinergia e interazione fra il mondo accademico e la realtà delle agenzie

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11 agosto 2020
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