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Felipe Cardeña & Street Boys Crew

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Super Extra Concentrated Power Flower, 2014, collage on canvas, cm 100x70

L’artista cubano, famoso per il suo stile “floreale” realizzato a collage, lavora spesso, assieme a una crew di giovani aiutanti che realizzano materialmente i suoi lavori, con il linguaggio della street art e del collage applicato su tela.
Ha realizzato interventi in una favela di Rio de Janeiro, a L’Havana (Cuba), a Milano, e in diverse altre città del mondo.

Felipe Cardeña è nato a Balaguer (Spagna) nel 1979. Artista “misterioso in stile Banksy”, come l’ha definito il Corriere della Sera, dissemina ovunque, con azioni “di disturbo”, le proprie opere in giro per il mondo: i suoi fiori adesivi sono stati “avvistati” in Spagna, Italia, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Thailandia, Vietnam, Romania, Polonia, Russia, Cuba.

Ha partecipato, regolarmente invitato o come “clandestino”, con vere e proprie “azioni di disturbo”, a numerose mostre e manifestazioni in giro per il mondo. Vittorio Sgarbi ha scritto che Felipe “ripropone la tecnica amatoriale del collage, perseguendo un’iconografia ripetitiva e ossessiva come il rosario quotidano di una monaca di clausura”.

Nel 2005 ha partecipato alla mostra Miracolo a Milano, al Palazzo della Ragione di Milano, restando per sei ore immobile, “mimando” la statua di San Giovanni Battista decollato. Nel 2007 ha partecipato alla mostra (censurata dall’ammimistrazione milanese) Vade Retro – Arte e omosessualità a cura di Vittorio Sgarbi e Eugenio Viola, mentre, sempre a Milano, nel 2007, alla mostra Sweet Art Street Art, ha piantato simbolicamente la bandiera dei pirati sull’ingresso del museo (opera successivamente rubata da un visitatore), diventando il “simbolo” della presa di possesso del Padiglione d’arte contemporanea da parte degli street artists.

Dalla fine del 2007 ha dato il via al progetto “Power Flower”, che si basa sull’idea della “sorpresa” e della “meraviglia”, con grandi – a volte anche monumentali – composizioni coloratissime e strabordanti di collages dalle forme impazzite e dall’effetto eccentrico ed esagerato, a base soprattutto floreale, che toccano i temi del sacro, delle diverse identità culturali, della contaminazione tra natura umana e forme naturali“.

Nel 2008, ha partecipato alla mostra Scala Mercalli – il terremoto creativo della street art italiana, a cura di Gianluca Marziani, per la quale ha realizzato un intervento site specific sul Dalai Lama: un gigantesco pannello della serie “Power Flower”, intitolato Free Tibet Free Flower.

Nel 2009 ha presentato la serie “The Black Dahlia” al MystFest, il Festival del giallo e del Mistero di Cattolica, presentata al MystFest dallo scrittore Andrea G. Pinketts.

Nel luglio del 2009 è stato invitato a partecipare ad Arte Mas 2009, Festival Internacional de arte y Literatura joven, a l’Havana (Cuba).

Nel 2009 ha partecipato alla mostra Heart presso la Onishi Gallery di New York e alla Asia Kay Art Projects gallery di Chicago, e alla collettiva Abraham Lincoln, tra storia e mito, alla Triennale di Milano.

Nel 2010 è tra gli artisti invitati alla mostra Ritratti italiani, a cura di Vittorio Sgarbi, alla Galleria d’Arte Moderna di Cento (Ferrara) e alla Fondazione Durini di Milano (Catalogo Christian Maretti Editore).

Nel 2011 è presente alla mostra The First Italian Show curata da Luca Beatrice alla First Gallery di Roma. Nello stesso anno è invitato alla 54esima Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, in ben due padiglioni nazionali: il Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi all’Arsenale, e il Padiglione della Repubblica di Cuba. Nel 2012 è invitato da Gillo Dorfles alla collettiva “Il kitsch oggi” al Palazzo della Triennale di Milano, alla rassegna sul design autoprodotto MISIAD, voluto da Alessandro Mendini alla Cattedrale della Fabbrica del Vapore di Milano. Nello stesso anno è inoltre presente alla rassegna “Extraextrasmall” a Lubiana e alla collettiva “Vivendo no Vermelho” alla Graphos: Brasil, a Copacabana, Rio de Janeiro (Brasile). Nel 2013 e nel 2015 è nuovamente invitato alla Biennale di Venezia, nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana.

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6 dicembre 2019
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