ENTRARICERCA

Daniela Caracciolo

Il viaggio del Messaggio: Dal brief in poi il messaggio vive diversi processi creativi che fanno in modo che una volta arrivato a destinazione, il viaggio non si fermi...

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Daniela Caracciolo
SEO Specialist
Pro Web Consulting

Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare un contenuto di valore che arrivi al destinatario del messaggio e che da lì riparta per prendere nuova vita?

“Se le conversazioni sul tuo sito prendono una brutta piega, la colpa è tua”. È uno dei tanti messaggi estrapolati da “Le nuove tesi del Cluetrein Manifesto”, ed è proprio da qui che vorrei partire per riflettere sulla prima domanda, ovvero: “voi come lo fate?”. Insomma, tutto quello che sta dietro al lavoro di un’agenzia non è frutto del caso, si tratta di un processo strategico, risultato del confronto tra professionisti che si uniscono in nome di un unico obiettivo: definire linguaggi, regole e punti di vista condivisi in grado di affascinare il destinatario del messaggio. Il nostro obiettivo è proprio questo: conquistare l’attenzione, stregare l’utente presentandoci ai suoi occhi con il vestito da gala, offrirgli la massima serietà, farlo sentire importante.

La mission? Trovare soluzioni concrete laddove esiste un’esigenza concreta, ovvero: creare le circostanze favorevoli affinché il nostro servizio sia indispensabile per il cliente.
Ma che metodo usare per far sì che il mio messaggio prenda vita? Il mio consiglio è quello di non pensare al “contenuto” ma bensì al dialogo che potrebbe scaturire da quel contenuto. Il mio messaggio è originale? Farà discutere? È accattivante? Mia nonna come reagirebbe se lo leggesse? Se partiamo con queste domande in tasca avremo forse più opportunità di tutti quei comunicatori che non si pongono il dubbio. E che Dio li perdoni perché non sanno quello che fanno. Amen.

Oggi in quale misura siamo disposti a seguire il content marketing di marca? I social favorendo la condivisione sono il canale ideale per ingaggiare l’utente?

Ho sentito dire “ingaggiare l’utente”? Scusate se mi permetto ma io preferisco l’espressione “farsi trovare dall’utente” che è ben diverso. Infatti, occupandomi di SEO, mi sento di dire che l’importante oggi è essere visibili, e con “visibilità” intendo essere presenti in modo massiccio, soprattutto su Google, per tantissime query di ricerca, diventare un chiodo fisso, un disco rotto nelle ricerche quotidiane del popolo del web. Tuttavia posso affermare che non è una caratteristica comune, o se vogliamo un obiettivo perseguito da tutte le aziende quello di “farsi trovare dall’utente”. Un bravo professionista dei contenuti ha l’asso nella manica che stavate cercando, potrebbe cambiare, a mio parere, le sorti di un’azienda che, al di là della porzione di mercato che occupa, avrà sempre bisogno di qualcuno che urli con un megafono: “Siamo qui e siamo i migliori”.

Gli utenti che utilizzano i social lo fanno principalmente con lo scopo di intrattenersi, per consultare aggiornamenti di stato di personaggi o di brand, ma anche per condividere i propri interessi con gli “amici”, per questo motivo credo ci sia bisogno di compiere un’attenta analisi del messaggio che si intende veicolare su questi canali. Se i contenuti che vogliamo condividere per ingaggiare l’utente rispondono a queste esigenze allora abbiamo fatto tutto quello che era in nostro potere per diffondere la notizia.

Quali sono gli errori da non commettere in comunicazione?

La tanto cara e antica arte retorica deve essere “maneggiata” con cura, purtroppo non tutto è concesso, in particolar modo quando si deve trasmettere il significato di qualcosa di astratto come un marchio. Perciò prima di mettere nero su bianco, amici, vi consiglio di non commettere questi errori:

  1. Comunicare senza pensare alle conseguenze che potrebbero derivare da quello che abbiamo detto o scritto. La gente, soprattutto su internet, è più libera di esprimere il proprio pensiero ed è molto più facile manifestare uno stato d’animo o un’opinione. Il mio consiglio è quello di contare fino a 10 prima di rendere ufficiale un messaggio, leggere e rileggere e chiedersi se esiste un modo migliore per trasmettere quello che stiamo per dire o che vogliamo dire. Il segreto sta nel pensare all’effetto che vogliamo suscitare sui destinatari.
  2. Non essere in grado di soddisfare un bisogno. Sia che si tratti di una necessità puramente informativa o semplicemente di un’esigenza ludica, il lettore vuole leggere ciò per cui prova un interesse. Se non siamo in grado di realizzare il suo desiderio di sapere, allora avremo tradito la sua fiducia e forse non ci verrà concessa una seconda opportunità.
  3. Non sapere enfatizzare quello che stiamo dicendo. Se è vero che non ha importanza l’oggetto di quello che dobbiamo dire ma bensì come viene detto e quindi come viene recepito dall’utente finale, allora è cosa buona e giusta evidenziare, con tutti i mezzi a nostra disposizione, il messaggio stesso, facendo leva sui sentimenti delle persone.
  4. Non essere chiari e fare troppo spesso ricorso a tecnicismi, anglicismi o peggio ancora a termini prettamente “colloquiali”. Chissà quante volte mi è capitato di imbattermi in testi criptici. Nella comunicazione la chiarezza è d’oro. Tanto per citare Bruno Munari “Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. […] Per semplificare bisogna togliere. Togliere invece che aggiungere vuol dire riconoscere l’essenza delle cose e comunicarle nella loro essenzialità.” Non c’è niente di più bello che parlare la stessa lingua di chi ci ascolta, avere l’opportunità di esprimersi senza dover ricorrere ad un linguaggio ricco di orpelli e abbellimenti, andare dritto al cuore delle persone senza cadere nella trappola dell’ovvietà, è questo l’obiettivo al quale tutti dovremmo aspirare.

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6 dicembre 2019
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