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Marella Pollastrelli

Il viaggio del Messaggio: Dal brief in poi il messaggio vive diversi processi creativi che fanno in modo che una volta arrivato a destinazione, il viaggio non si fermi...

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Marella Pollastrelli

Libera professionista con passione per la scrittura, redazione e gestione dei contenuti da quelli istituzionali a quelli destinati ai social e ai blog.Esperienza in comunicazione on e off line per concessionarie (Hachette Rusconi, Mtv, IGP Decaux, Manzoni ecc).

Le mie sono solo riflessioni che derivano dall’esperienza maturata all'interno di alcune tra alcune tra le più importanti concessionarie durante la quale ho potuto imparare le logiche dei mezzi di comunicazione e conoscere il mercato pubblicitario

Parallelamente ho sempre portato avanti la mia passione per la scrittura che, finalmente, è diventata il mio lavoro principale. Purtroppo non ho il talento del romanziere, quindi scrivo i contenuti degli altri: sono una sorta di tramite attraverso cui l’azienda parla attraverso i suoi strumenti istituzionali o nei social e blog.

Mi è rimasto l’interesse per la pubblicità e mi capita di supportare qualche azienda nelle sue pianificazioni

Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare un contenuto di valore che arrivi al destinatario del messaggio e che da lì riparta per prendere nuova vita?

Non posso seguire un metodo univoco perché le richieste sono spesso molto diverse, ma ritengo alcuni passaggi sempre obbligatori: la definizione del target, dei plus del prodotto, degli obiettivi e del il linguaggio, il lavoro di ricerca e la verifica dei risultati.

Oggi in quale misura siamo disposti a seguire il content marketing di marca? I social favorendo la condivisione sono il canale ideale per ingaggiare l’utente?

Quando parliamo di contenuti per social e web troviamo alcuni passaggi fondamentali: definizione di target, obiettivi e linguaggio, approfondimento del settore, redazione del piano editoriale mensile o trimestrale, ricerche correlate (tendenzialmente, alterno un contenuto prettamente aziendale con almeno due/tre di carattere diverso a seconda dei contesti). Fondamentale sarà poi la verifica costante delle performance dopo la pubblicazione, e le risposte ai commenti sulla base delle direttive aziendali.

Quali sono gli errori da non commettere in comunicazione?

Pensare al proprio prodotto o servizio, senza metterlo in relazione con i bisogni dei propri clienti e non osservare come si muove la concorrenza. Partire da presupposti e non selezionare i media sulla base del target di riferimento e delle sue abitudini di consumo anche mediatico che possono modificarsi anche moltissimo in un periodo di tempo limitato. Allontanarsi dalla propria identità o parlare solo di sé: sembra un ossimoro, ma spesso le due cose viaggiano insieme.

Fatto da ormai da troppo tempo sotto gli occhi di tutti, è la forte carenza di creatività nelle agenzie pubblicitarie: salta agli occhi la ripetizione di stereotipi ormai superati, nell’alimentare e nella moda, soprattutto, ma in quasi tutti i settori. I messaggi sono “vecchi” e non tengono conto di come sta mutando, e muterà ancora di più e più velocemente, il mercato.

Provo a stilare un decalogo con gli errori più frequenti:
-Non individuare il target e/o non monitorarlo periodicamente. (Se è fondamentale conoscere come è composto il proprio target, lo è altrettanto monitorarlo: quello che poteva essere il potenziale cliente 3 anni fa, forse non lo è più)
-Non ascoltare e non rispondere (Attraverso i social si possono ottenere quasi tutte le informazioni necessarie a capire il comportamento e i bisogni del proprio target ed è fondamentale interagire con esso, rispondendo ad ogni commento, anche il più sgradevole)
-Ignorare i cambiamenti nei media e nelle modalità di fruizione: l’accesso attraverso mobile o Ad Block
-Utilizzare lo stesso linguaggio e la stessa creatività su ogni media
-Parlare solo di se stessi sui social, le chiamo le pagine “volantino” e sono insopportabili
-Promettere senza poter mantenere o promettere qualcosa di diverso da ciò che si vuole effettivamente vendere
-Tradire la propria immagine
-Non differenziarsi e “seguire la scia”
-Guardare il prezzo assoluto e non valutare il costo reale della campagna
-Non misurare le performance.

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Ultimo aggiornamento:
14 dicembre 2019
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