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Stefano Mitrione

Il viaggio del Messaggio: Dal brief in poi il messaggio vive diversi processi creativi che fanno in modo che una volta arrivato a destinazione, il viaggio non si fermi...

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Stefano Mitrione
Ceo e New Media Strategist Base.exib Design Tm
Caporedattore E Trends Magazine (Europe)

Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare un contenuto di valore che arrivi al destinatario del messaggio e che da lì riparta per prendere nuova vita?

Secondo la mia esperienza di Media Strategist e Ceo all’interno di "Base.exib Design Tm" e di Caporedattore del nostro Magazine istituzionale "E Trends Magazine", penso che ci stiamo dirigendo verso una quasi totale “dittatura dell’utente e del consumatore” il quale arriverà presto ad ottenere la coscienza e la complicità necessaria per “fabbricare” non solo un informazione per così dire “prét à porter”, ma addirittura un vero e proprio prodotto o servizio cucito espressamente sulle sue reali esigenze. Penso ad un prossimo Web 3.0 o a una ancor più travolgente Fabbrica 4.0, odierni concetti ma sicuramente future realtà che vedranno non solo un’ulteriore evoluzione del contemporaneo Content Management, - già di per se innovativo solo riferendosi al Web di cinque anni fa -, ma addirittura un cambiamento epocale del “modus operandi industriale" e più genericamente produttivo e artigianale.

Se oggi siamo in grado di generare un’ampia gamma di nuovi contenuti che gravitano quotidianamente attorno a singoli prodotti, singoli servizi o singole aziende allo scopo di “intrattenere” e di rendere conseguentemente “partecipante” un vasto pubblico di futuri consumatori, - in futuro, ma non tanto in la, saranno proprio questi ultimi ad utilizzare avanzatissime e flessibili tecnologie industriali per la realizzazione di un esercito di “prodotti o servizi al bisogno”; già ormai noti nella formula On-Demand a partire da settori come quello televisivo o della mobilità urbana, per citare alcuni.

Chiari messaggeri di un futuro alle porte con la prepotenza di svuotare interi magazzini di merci e di snellire alla sintesi complessi format industriali.

Ed eccoci ritornati alla domanda iniziale: “Quale metodo deve perseguire il professionista per sviluppare contenuti utili al coinvolgimento dell’utente portandolo di conseguenza ad un’azione nei confronti di servizi e prodotti solo apparentemente collaterali al contenuto stesso?”. Rispondo semplicemente che l’utente passivo affamato di informazioni statiche a ceduto ormai da tempo il passo ad un'utente più "intelligente ed espressivo", "attivo ed autorevole", a cui è consentito diventare parte integrante di un processo, sia esso informatico che produttivo. Ma questo risponde anche a un innato bisogno dell'Uomo di partecipare e contribuire al progresso tecnologico e filosofico del suo tempo che spesso però tende a decadere in una sorta di “auto-celebrità tascabile” come risposta ad un sistema sociale sempre più oligarchico e oppressivo.

E’ proprio da questa innata e primitiva esigenza dell‘essere Umano che il semplice contenuto di base può diventare all’improvviso una magica occasione (esentasse) di sentirsi "ulteriormente vitali” all‘interno di processi fino a qualche tempo fa inviolabili o perlomeno riservati a pochi privilegiati.

La mia idea non può che essere di conseguenza per un “contenuto embrionale ma con forti caratteristiche di crescita e viralità” che lasci ampio spazio a nuove interpretazioni da parte dell’utente, coinvolgendolo a diventare "soggetto attivo del suo tempo" più che a un semplice osservatore.

Oggi in quale misura siamo disposti a seguire il content marketing di marca? I social favorendo la condivisione sono il canale ideale per ingaggiare l’utente?

Se è ormai di dominio pubblico, almeno nella nuova generazione di Imprenditori e Professionisti, l’importanza di comprendere questa nuova strategia di Marketing all’interno del piano organizzativo aziendale è ormai consolidata, ma è anche vero che l’effettiva misura dell’investimento da dedicare dipende ancora dalla percezione dello scarso valore professionale che questi strumenti sembrano offrire dal punto di vista imprenditoriale.

L’idea di una semplice “F blu” o di un “Uccellino celeste” che si mettano al tuo posto a parlare della tua Azienda sembra ancora vista con un certo sospetto soprattutto nelle PMI e in specifici territori ancora legati, per conformazione geografica e culturale, a canali di comunicazione più tradizionali ma soprattutto più facilmente controllabili.

Quindi la mia impressione è che solo le Aziende di una certa dimensione o comunque Aziende nate di recente utilizzino queste opportunità di comunicazione per quello che valgono realmente, e non solo come mero fenomeno di modernità da pavoneggiare verso l’esterno. Inoltre che le attività di Social Networking, - favorendo la condivisione -, siano poi da considerare a priori lo strumento ideale per ingaggiare l’utente, è tutto da verificare e valutare attentamente ad ogni specifico caso. Dipende dalla tipologia di servizio o di prodotto e dal campo d’azione, un’ottimale investimento orientato a questo metodo di comunicare dev'essere obbligatoriamente proporzionale all'entità di massa che vogliamo influenzare. Più è importante questo ultimo fattore di riferimento, più il Canale Sociale riesce ad esprimersi al meglio in quanto dispone di un alto livello di interazione.

Concludo nell’affermare con certezza che in questa "nuova" area della comunicazione non si parte se sprovvisti di un adeguato Budget di riferimento, inteso in alternativa anche come il proprio investimento di tempo e di molta pazienza. Resta comunque un fatto che i Social Media, a livello di efficienza nella condivisione e diffusione dell’informazione, restano a oggi lo strumento più performante e dinamico, in fatto di ROI, nell’influenzare ampi gruppi sociali.

Quali sono gli errori da non commettere in comunicazione?

Il principale errore da non commettere in comunicazione, oltre a quello naturale di dare la precedenza alle emozioni prima ancora della ragione o quello di fare qualsiasi cosa pur di oltrepassarne i confini, è quello di non saper correttamente bilanciare l’investimento alla domanda reale del Mercato di riferimento.

Quindi dalla mia diretta esperienza di Imprenditore di vecchia data, un errore di partenza sarebbe quello di pensare prima alla comunicazione (o peggio ancora al prodotto) che al reale bisogno del mercato (ma che non sembri scontato: di situazioni come queste ne ho viste parecchie), anche se è vero che esistono molteplici casi in cui la pubblicità non vende bisogni ma sogni. Ma poi, se vogliamo, anche questi ultimi rientrano di merito nella sfera industriale dei nostri tempi. Parlare quindi di una realtà consumistica profondamente borderline al limite estremo della bipolarità mi sembra un’affermazione decisamente convincente.

Soprattutto in un Paese come il nostro con uno storico della propria economia particolarmente personale, se non originale, - pensiamo al Boom Economico degli anni ‘60 e del conseguente declino della sua sostenibilità sociale -, è naturale osservarne una correlativa “stanchezza dirigenziale”, ovviamente affaticata da un sovradimensionato e oneroso sistema amministrativo del Paese, ma che a quest'ultimo non è legittimo attribuirne tutte le responsabilità in quanto chi governa nel pubblico ha le stesse caratteristiche socio-evolutive di chi dirige nel privato, quindi stiamo parlando di due Mondi paralleli e non diametralmente opposti come spesso vengono frettolosamente identificati.

Quindi alla domanda di quali possano essere gli errori più frequenti nell’area comunicativa preferisco rimanere ulteriormente bilanciato non stilando una lista di buoni e cattivi. Secondo una mia personale opinione ci si può riferire a due sole entità fondamentali: la prima è quella che pensa che il Boom economico Italiano possa ripetersi in qualunque momento con le stesse modalità con le quali si è formato mezzo secolo prima; la seconda, la più realistica, è quella che ha la capacità, ma soprattutto la volontà, di ascoltare ed influenzare il proprio pubblico di riferimento prima ancora di alzare il sipario alle proprie finalità espressive.

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6 dicembre 2019
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