ENTRARICERCA

Davide Bondi
Titolare e Partner Bondi Brothers

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Davide Bondi – Titolare e Partner Bondi Brothers

Partiamo dal mondo della post-produzione: che cosa è cambiato, che cosa sta cambiando nel vostro lavoro?

Il nostro lavoro oggi è cambiato soprattutto per i tempi di lavorazione. Una volta i ritmi erano un po’ più rilassanti, io posso dirlo perché tutta la mia famiglia ha fatto questo mestiere: mio papà è stato uno dei primi montatori pubblicitari, mia mamma gli faceva da assistente, quindi ho il polso del cambiamento; oggi i tempi sono troppo ristretti, i preventivi vanno fatti ai 200 all’ora, anche senza story board, poi il lavoro in un paio di giorni deve essere pronto e approvato... non è tanto facile lavorare così.

La causa di tutto ciò è l’insicurezza: dato il momento difficile, il cliente vuole vedere molte idee, non decide fino all’ultimo e poi, quando si trova con gli spazi già acquistati, mette fretta all’agenzia, la quale a sua volta mette fretta alla produzione... il risultato è che si arriva sempre a consegnare le cassette all’ultimo momento.
Tutti vorremmo un po’ più di tempo, per fare le cose fatte bene. In Italia abbiamo creativi molto bravi, velocissimi, ma devono combattere contro questi tempi assurdi, contro costi sempre più ristretti, e alla fine devono riuscire comunque a fare dei film guardabili... non sono più dei creativi puri, devono venire incontro alle esigenze dei loro clienti. Clienti che dal canto loro devono fare i conti con gli euro, sono costretti a ponderare molto: e quindi ricerche, animatic, test, le decisioni si prolungano... le aziende vogliono essere ben sicure del modo in cui spendono i loro soldi, tendono a pensare molto a quello che fanno, anche troppo....

Questa tendenza come influisce sul vostro modo di lavorare?

Questo si traduce per noi nel dover affrontare investimenti consistenti: se vuoi stare sulla cresta dell’onda, devi lavorare con macchine molto costose, in grado di darti la velocità di cui hai bisogno; d’altro canto dobbiamo contenere i nostri costi orari, altrimenti non si lavora più.
Però, nel nostro caso, mio fratello ed io, non dovendo rispondere ad altri che a noi stessi, riusciamo ad offrire ai nostri clienti macchine al top: siamo sempre stati i primi, in Italia, ad avere le macchine più potenti, ci piace dare ai nostri clienti il massimo che la tecnologia consente, anche a costo di guadagnare un po’ meno. Perché questo significa riuscire a tenersi i clienti e a trovarne anche di nuovi, quindi è una scelta che nel lungo periodo paga. Ce lo ha insegnato nostro padre e noi seguiamo su questa strada.

In questo modo di lavorare sempre più frenetico, c’è ancora spazio per la creatività?

La bravura sta anche in questo, nel fare molta sperimentazione: in questo lavoro non si finisce mai di imparare, ogni giorno impari cose nuove e così, quando ti capita il problema, quando serve quell’effetto speciale, e magari hai poco tempo, sei pronto. Io continuo a sperimentare, non mi posso fermare, anche perché ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace molto.

Che cosa in particolare ti piace del tuo lavoro?

Quello che mi piace è il fatto di poter ricoprire tanti ruoli: io ho fatto la gavetta, ho lavorato in teatro, ho fatto l’elettricista, l’operatore, sono stato molto dietro la macchina da presa, prima di cominciare a fare il regista di effetti speciali, e così posso occuparmi della regia, della fotografia, del doppiaggio... a seconda delle esigenze del cliente, posso seguire tutti i problemi, grazie alla mia esperienza diversificata.
Poi ho la fortuna di avere un fratello che fa il montatore, e lo fa benissimo, è un mestiere che ha imparato da mio papà; e poi collaboratori imperdibili, che sono qui da tanto tempo, con un’esperienza che li rende praticamente infallibili.
Grazie a tutto questo stiamo andando piuttosto bene, nonostante le difficoltà del momento.

Qual è il tipo di lavori che preferisci?

I lavori che preferisco sono quelli con più effetti speciali, ma attenzione: per effetti speciali non intendo necessariamente cose rutilanti, le mucche che volano, no; gli effetti speciali che preferisco sono quelli che non si vedono, quelli in cui il cliente alla fine mi chiede: ‘ma tu che cosa ci hai fatto?’ Può trattarsi ad esempio di cambiare una confezione in mano all’attore, magari perché nel frattempo il packaging è cambiato; o di rifare un liquido che non è venuto molto bene in fase di ripresa. Sotto questo aspetto oggi la tecnologia offre moltissimo, oggi non si dice più: ‘questo non si può fare’, io questa parola l’ho dimenticata, oggi si può fare tutto.
Poi, venendo dal mondo del teatro, dove gli effetti si realizzano con chiodi e martello, capisco bene quello che succede in table top, dove il mondo è ancora quello, dove si usa ancora la pellicola, qualcosa di fisico, che si tocca; se tu sbagli a fare uno stop di luce, il film è rovinato, non è come in elettronica dove, se sbagli qualcosa, puoi rimetterla a posto dopo.
Io lavoro in sinergia con bravissimi professionisti della table top, che mi insegnano cose importanti, mentre io posso dare la mia competenza tecnica, suggerire loro come mettere la ciliegina sulla torta; insomma, c’è un interscambio di conoscenza e, sfruttando al massimo quello che la tecnologia oggi offre, si riescono ad ottenere effetti che sembrano veramente reali. Questo è quello che mi dà più soddisfazione: il trucco c’è ma non si deve vedere.

Come nello spot San Carlo?

Sì, in questo caso si tratta di un film con un video molto bello, impattante, tutto girato dal vero, con effetti solo laddove erano necessari, come nell’immagine dello spiedino. Di solito questi spot si girano con dei mock-up, invece in questo caso il cliente ha voluto lavorare con il suo prodotto tale e quale, preso dalla catena di montaggio. Quindi, poiché la patatina era ‘nuda’, la caratterizzazione è stata data con la musica e le voci.
E infatti l’audio, realizzato da Giovanni Monaca e Alessandro Pizzetti, va di pari passo con il video, sottolineando molto bene le immagini con lo speakeraggio e con la musica, molto incalzante ed evocativa. Anche l’interpretazione è molto bella, segue e descrive molto bene quello che succede, con la voce giusta, il tono giusto. Poi, con una scelta azzeccata da parte di chi ha fatto il missaggio, che ha tenuto la colonna sonora un po’ sopra le righe, proprio perché in film come questo rappresenta un elemento fondamentale.

In lavori come questo, qual è il vostro apporto dl punto di vista creativo?

Il nostro contributo creativo è quello di consigliare il cliente circa gli effetti speciali: noi non consigliamo di fare una patatina in 3D se non serve, piuttosto cerchiamo di valorizzare al meglio la patatina vera, quindi cerchiamo di consigliare alcuni effetti piuttosto che altri. In concreto facciamo delle prove, le mostriamo, proponiamo; spesso ci capita addirittura di sconsigliare alcuni effetti, che possono dare un effetto troppo ‘finto’: se il cliente insiste, io faccio una prova e gliela mostro, insomma, cerco di consigliarlo al meglio, e non secondo il mio interesse.

Che cosa caratterizza il vostro modo di lavorare?

Mio fratello ed io cerchiamo sempre di non risparmiarci e di non risparmiare: se servono ancora due o tre ore di lavoro, ce le mettiamo, anche se non sono in preventivo, perché il lavoro fatto bene poi resta, ed è il nostro migliore biglietto da visita.
Questo è possibile perché io non devo rendere conto a nessuno delle ore che impiego: se faccio un lavoro come si deve, non divento né più ricco né più povero, però ho la soddisfazione di vedere in onda uno spot ben fatto...
Io cerco di dare un servizio: il cliente viene da noi non solo perché abbiamo le macchine, ma perché sappiamo come fare queste cose e siamo in grado di consigliare la soluzione migliore, la giusta macchina, le giuste persone, la strada più semplice ed economica per dargli il risultato che vuole, senza fargli buttare via dei soldi inutilmente.

Seguire il cliente, questa è l’unica ricetta, che mi ha insegnato mio padre. Da quando il cliente entra da noi, trova un interlocutore, che posso essere io o mio fratello, che lo segue dall’inizio alla fine; non si trova in un supermercato, ma in un negozio specializzato, dove viene consigliato al meglio. Cerchiamo di dare al cliente quello che gli serve, al giusto prezzo.

Progetti per il futuro?

Oggi siamo molto contenti del nostro lavoro: abbiamo passato, come tutti, momenti difficili, con la grossa crisi degli anni ’90, con il passaggio dall’analogico al digitale, che ci ha costretto a fare grossi investimenti per aggiornare le macchine, a prezzo di grandi sacrifici.
Però ne è valsa la pena: non appena siamo riusciti ad entrare in sintonia con la tecnologia digitale, allora abbiamo decollato e, direi, stiamo ancora volando...

Quindi il nostro obiettivo è quello di continuare a mantenerci all’avanguardia, senza strafare, ma cercando di avere quello che serve per essere sempre al top della tecnologia: per questo non smettiamo di guardarci intorno, di visitare le fiere di settore, insieme ai nostri collaboratori, per essere sempre aggiornati su questo mondo in continua evoluzione. Certo, così avremo sempre leasing da pagare, però andremo avanti, saremo i primi a poter offrire un risultato ottimale ai nostri clienti.

Che cosa vorresti augurare alla pubblicità?

Più che un augurio, un ringraziamento. A me questo lavoro piace, è una vera passione, e non posso fare altro che ringraziare la pubblicità italiana, i nostri clienti, per quello che finora ci hanno permesso di realizzare.

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6 dicembre 2019
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