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Arianna Marinoni
Consumer Playmaker: Nella delicata fase d’arrivo presso l’audience di riferimento, quali sono le condizioni che regolano la buona ricezione del messaggio?

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Arianna Marinoni
Freelance Strategic Planner

L’utente come percepisce la diversa tipologia di messaggi nell’affollamento quotidiano degli avvisi pubblicitari? Quale tipo di engagement risulterà maggiormente gradito?

Rispondo con una domanda: può la collettività avere lo stesso insight riguardo ad un prodotto/marca? Target ormai simili (e assimilati), eppure diversi, ragionano veramente allo stesso modo? Hanno davvero voglia di essere “engaged” o “ingaggiati” (che poi sono due cose ben diverse!)? Dipende, è sempre la risposta più comoda, ma anche più vera. Volendo trovare un equilibrio tra target e sforzi di comunicazione, credo che sarebbe giusto e sacrosanto generalizzare un po’ meno, creare messaggi diretti, che rispondano a insight precisi e solleticare l’interesse dei target con messaggi, in generale, più profondi. Questo ancora troppo spesso sta mancando alla pubblicità e potrebbe essere la chiave di un nuovo patto con il pubblico: la profondità, la capacità di toccare l’anima (collettiva e singola), la voglia di far pensare e fare opinione.

Spesso non ci accorgiamo di quanto gli algoritmi stiano pilotando le nostre scelte attraverso l'utilizzo dei Big Data. Quale sarà Il futuro della comunicazione? Sarà esclusivamente Data Driven o c’è la possibilità di una svolta creativa Human Driven?

La noia secondo me è la chiave della risposta. L’uomo per natura si annoia e oggi, nel mondo in cui raggiungono il successo le serie televisive, più immediate e veloci, il flusso sempre diverso dei social, l’app del momento, la noia ci salverà dagli eccessi della raccolta dati. L’uomo richiede alla pubblicità, come alle altre arti, passione, innovazione, velocità di pensiero, sorpresa (oltre che coerenza). Pena: essere “solo” un prodotto un po’ virtualoide, che cerca di imporre un interesse, forse ormai già vecchio, senza favorire i bisogni ancestrali (e di ritorno), come socialità, incontro, crescita. Del resto, persino Zalando sta pensando di aprire negozi reali, human driven!

All’interno di un mercato sempre più esigente e competitivo, l’elemento cardine per le aziende resta la reputazione, attraverso la quale sono quotidianamente sotto esame da parte dei consumatori. La sostenibilità può aggiungere personalità al brand, suscitando un interesse più marcato nelle nuove generazioni?

Verde e responsabile è senz’altro bello, nessuno dirà il contrario, soprattutto dopo il lancio della Coca-Cola verde. Forse è anche troppo bello, tant’è che sempre più spesso fanno capolino insospettabili bollini verdi inneggianti a bio, green, etico, per non parlare delle olive senza glutine. Ed ecco il povero consumatore, costretto ad uno slalom tra progetti realmente green e progetti di marketing adorabilmente green. Ma lui, ormai avvezzo al bombardamento mediatico, sta imparando a riconoscere e scoprire progetti in cui poter credere sul serio! Progetti prima di tutto aziendali, poi pubblicitari. ;)

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14 dicembre 2019
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