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Giordana Dessi
Emotional Branding: i cinque sensi
Oggi la sfida per il brand è provocare emozioni in ognuno di noi con un coinvolgimento a 360 gradi

Giordana Dessi

Giordana Dessi
Co Founder e Direttore Creativo SED+

Quanto è importante valorizzare le nostre sensibilità per essere ricordati? Come sviluppare il sesto senso, la scintilla che accende le passioni e attira gli interessi in comunicazione? Il fattore umano in comunicazione dove può portarci?

La pubblicità, anche se nata con funzioni puramente informative, con il tempo è andata sempre più spesso a toccare fattori emozionali. È vero che induce a scegliere un determinato prodotto perché sottolinea che quello è il modo migliore di agire e vengono mostrati modelli eserienziali per fidelizzare, ma secondo me entrare nel cuore dei clienti è il modo migliore per restare in contatto con loro e creare fedeltà alla marca.

Tra le sei funzioni del linguaggio individuate nel 1966 da R. Jakobson, la funzione emotiva della lingua, oggi è sicuramente una delle più presenti nel linguaggio pubblicitario e riguarda la capacità che ogni emittente ha di e-sprimere se stesso, le sue emozioni, i suoi sentimenti, la sua identità nel mes-saggio.

Apple, con il suo “Think Different” ci ha fatto intendere di non essere solo un’azienda che vende oggetti elettronici, ma vere e proprie innovazio-ni. Nokia non si proponeva come l’azienda che produceva telefonini, ma co-me quella che era in grado di unire le persone “Connecting People”. Benetton non vende semplici vestiti, ma un modo diverso di conce-pire la convivenza tra i popoli.

L’empatia e il collegamento emotivo sono tanto importanti nei rapporti uma-ni quanto nel marketing. L'Emotional Branding diventa indispensabile per poter distinguersi nella moltitudine di messaggi che ci invade in questi ultimi anni in cui le nuove tecnologie hanno profondamente trasformato forme, contenuti e livelli di percezione dei messaggi.

È importantissimo in questi contesti rafforzare la marca, perché solo in que-sto modo possiamo stabilire quella “confidenza”, quel legame emotivo con i clienti che permette di distinguere un brand dai concorrenti e quindi di far scegliere il tuo prodotto rispetto a un altro. Il fattore umano è tutto: oltre la semplice vendita di un prodotto o di un servizio, il brand deve connettersi ai propri clienti.

Come utilizzare la tecnologia per offrire una comunicazione più completa? Quanto il fattore umano riuscirà a guidare questo cambiamento integrando i rapporti in carne ed ossa con quelli virtuali? Qual è il destino dell’ADV classico in questo senso?

In mezzo a questo grande flusso di emozioni che alcuni brand sono in grado di suscitare, si nota come la creazione di quel legame emotivo, frutto di una specifica strategia di comunicazione a lunga scadenza, dia un contributo evi-dente e reale alla redditività dell’azienda. Avere con i fruitori un rapporto ba-sato sulle emozioni, è la chiave per far leva sulla fedeltà e trovare in loro degli alleati. Si crea valore emotivo, esperienziale, sociale e di conseguenza valore economico.

Questi risultati tangibili possiamo verificarli ogni anno anche noi con il lavoro svolto dalla nostra agenzia.
I nostri clienti ci rendono partecipi dei successi ottenuti in termini di aumen-to di fatturato e di visibilità, popolarità, affezione nei confronti non solo di un prodotto, ma più ampiamente del brand: di tutto quel mondo racchiuso nella sfera delle emozioni che quel determinato prodotto produce.

In parole povere: “fa figo” bere quel vino, partecipare agli eventi griffati col nome di quel vino, regalarlo, postare le foto con la presenza della bottiglia nei luoghi dove quella bottiglia viene “creata”, anche banalmente solo indossare una maglia con quel logo. Il mondo delle emozioni fa sì che tutto ciò possa accadere, fa preferire un prodotto a un altro, non tanto per le caratteristiche peculiari di quel prodotto ma piuttosto per tutto quello che può suscitare il solo fatto di acquistarlo, consumarlo, averlo, regalarlo.

Devo dire che siamo anche molto fortunati qui alla SED+ perché i nostri clienti ci permettono di essere propositivi, di sperimentare e di essere creativi anche quando non è espressamente richiesto.

Ho iniziato questo lavoro molti anni fa quando tutto era analogico: il passag-gio attraverso l’era del computer e dello smartphone certamente ha modifica-to anche il mio modo di comunicare attraverso i contenuti. Ma i contenuti (anche se virtuali) creano relazioni e le relazioni creano fiducia. Credo che proprio quando la comunicazione virtuale porta in qualche modo a un incon-tro reale in carne e ossa possiamo parlare della vera svolta che si può avere grazie alla tecnologia.

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Ultimo aggiornamento:
17 novembre 2019
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