ENTRARICERCA

Carlotta Petracci
Storytelling: l'Arte di raccontare storie in Comunicazione

Senza titolo

Carlotta Petracci Founder & Creative Director White

Come utilizzare oggi in modo innovativo lo storytelling a partire dai suoi elementi costitutivi?

Tutti abbiamo sempre raccontato storie. Lo hanno fatto e lo fanno tutt'ora il cinema, la pubblicità, l'editoria ma lo facciamo anche nella vita quotidiana, con gli amici, in famiglia. E lo storytelling, è un modo nuovo per chiamare un bisogno profondamente connaturato all'esperienza umana.

Il web ci ha abituato a costruire ogni giorno la nostra vita per raccontarla a qualcun altro. Lo facciamo con le fotografie, con le frasi ad effetto o che semplicemente esprimono i nostri sentimenti e le nostre idee, con la musica che postiamo, con gli articoli che leggiamo. I nostri profili sociali sono pieni zeppi di contenuto che condividiamo apertamente e che concorre a costruire la nostra piccola mitologia.

La comunicazione non è più semplicemente dall'alto verso il basso, ma è diffusa e soprattutto alla portata di chiunque. Questo cambiamento comportamentale indotto dalla tecnologia, ha fatto sì che anche i marchi dovessero rivedere il loro modo di parlare e le loro strategie comunicative.

Se anche la televisione si è frammentata in una miriade di reti, raggiungere il pubblico (e quale pubblico?) non è più un percorso lineare, bensì fatto di salti, o detto più tecnicamente: crossmediale e transmediale. Le piattaforme sono diventate tante, il nostro progetto di contenuto, o piano editoriale, deve essere concepito per potersi adattare alla specificità di ogni canale di comunicazione e alle sue dinamiche interne. I contenuti per essere frammentati, non devono più essere concepiti come un flusso, ma come una serie di post, di pillole, di rubriche.

La fruizione pur essendo molto più randomica ed episodica, può essere ugualmente continuativa. Basta semplicemente essere in grado di spezzettare la nostra macro storia in tante piccole storie: in messaggi la cui lunghezza può raggiunge i 140 caratteri di un tweet, che a loro volta ci riportano al post di un blog, che a sua volta viene condiviso su facebook, che a sua volta usa pinterest come archivio per le proprie immagini, che a nostra volta utilizziamo come ispirazione per scattare le nostre fotografie, fatte rigorosamente con instagram e magari condivise su foursquare.

Tutto questo giro, questo passare da una app all'altra, da un territorio all'altro, tutto concentrato in uno smartphone, è lo storytelling oggi. Quella dinamica che ogni brand deve conoscere per riuscire a parlare col proprio pubblico; o meglio, con i propri amici, in tutta tranquillità e normalità.

Se lo storytelling è anche strumento per gestire al meglio la comunicazione, quali sono gli ingredienti per creare un brand di successo e quali le strategie per mantenerne alta la reputazione?

Ci sono sicuramente diversi modi per creare un brand di successo, ma credo che ogni buon professionista sviluppi il proprio metodo. Il mio è molto semplice, parte prima di tutto dalla ricerca di brand che siano affini a me e ai valori del mio studio. Quindi marchi non troppo grandi, ma con una forte specificità da un punto di vista di contenuti. Marchi che mi permettano di lavorare in maniera molto mirata sul contenuto e sull'utilizzo di tutte le piattaforme che oggi sono a disposizione per poterlo comunicare.

Quando parlo di contenuto, però, parlo anche implicitamente di pubblico. Non avendo vissuto il mondo della comunicazione di massa, parto sempre lavorando sulle nicchie culturali, ossia sulla ricerca di quel tipo di pubblico realmente interessato a fruire e condividere determinate informazioni.

E questo si può fare oggi sul web, per marchi diversissimi tra loro, e non solo per quelli relativi al mondo giovanile, dove forse si dà un po' più per scontato. Una volta identificata la nicchia si inizia a parlare, ed è un percorso molto progressivo, come la costruzione di un'amicizia, fondato sul dialogo.

Proprio come avviene sui social, con le cerchie più ristrette dei nostri amici: con cui ci scambiamo immagini, consigli, informazioni, link, idee. La presenza è assidua, continuativa e di lungo periodo. La corrispondenza è pubblica e privata. La qualità del contatto, rappresenta il primo obbiettivo da raggiungere ben oltre la quantità.

Questi sicuramente sono gli ingredienti di base per lavorare sulla reputation online (che si realizza principalmente attraverso l'utilizzo dei canali social e del blogging), la cui costruzione è molto simile a quella della vita reale, cioè offline, con la sola differenza che la velocità di propagazione e di contatto può essere decisamente superiore.

Quali diventeranno in un prossimo futuro le qualità più richieste ai professionisti? Come il cambiamento del mondo della comunicazione ci può guidare a nuove vie?

Se si sceglie di lavorare nel mondo della comunicazione bisogna essere votati all'innovazione e avere una spiccata sensibilità di adattamento, sia per riuscire a captare i segnali che sono nell'aria, per trasformarli in opportunità, sia per aprire nuovi orizzonti.

Occorre manifestare sempre apertura nei confronti dei cambiamenti tecnologici, sociologici, antropologici, filosofici e culturali (al cui interno comprendo anche quelli relativi agli stili di vita) del mondo in cui viviamo. Stare al passo non è una cosa facile, e molto spesso mi capita di confrontarmi con persone profondamente reazionarie, che di fronte alla difficoltà di acquisire tante informazioni e alla velocità con cui è richiesto di adattarsi, preferiscono autodefinirsi “old school” o “autentici”, per mascherare la loro difficoltà nel mettersi in gioco in uno scenario profondamente diverso da quello che hanno conosciuto o su cui hanno costruito la propria credibilità. Questo accade alle aziende, tanto quanto ai professionisti.

Per quanto sia profondamente convinta che l'innovazione spesso passi anche attraverso il recupero o la ridefinizione di ciò che conosciamo, è importante adattarsi allo spirito del tempo ed è anche una bella sfida progettuale modificare continuamente i contenuti in funzione dei contenitori che ci vengono messi a disposizione, tanto quanto pensarne di nuovi.

Ho chiamato il mio studio White, come bianco: “come la luce che imprime la pellicola, come la pagina di un libro ancora da scrivere”. L'ho fatto perchè ho pensato che il primo spazio che abitiamo è quello dell'immaginazione, dove pensieri, parole e visioni si incontrano per raccontare storie.

Ho scelto di abbracciare completamente il mondo della comunicazione, che per natura è volatile e votato al cambiamento. Pensare in ottica di contenuto del resto significa trattare una materia aeriforme, quindi in grado di adattarsi.

Per questo motivo contenuto, comunicazione e tecnologia sono inscindibili. E anzi credo che si debba partire proprio da quest'ultima, per ripensare i contenuti e le loro modalità di divulgazione e interazione.


Due esempi di progetti culturali cross mediali:

Clash or Dialogue (2011)

Scontro o dialogo nei confronti dei diritti lgbt?
Progetto sociale cross-mediale basato su un aperto confronto (scontro) di opinioni sulle tematiche calde legate al mondo dell'omosessualità, della transessualità e dell'identità.
Ha previsto la realizzazione di un magazine, di un canale youtube dove sono state raccolte più di 100 interviste e di un blog.
A questo link la spiegazione del progetto, è il terzo della sezione:

A questo link la issue del magazine da sfogliare:

A questo link le interviste video:

A questo link il blog:

La pagina Facebook non è più attiva.

Welcome back Mister Sailor (2014)

Progetto di campagna digitale e crossmediale per Sperry Italia, che coinvolge i seguenti social: facebook, tumblr, pinterest. Il pay off: “Welcome back Mr Sailor” ribadisce le origini del marchio, profondamente legate al mondo della navigazione, attualizzandole nello stile e nelle modalità di veicolazione dei contenuti. L'idea del “Welcome Back” ha la funzione di traghettare il marchio Sperry verso un nuovo universo estetico, caratterizzato dal blend tra l'immaginario dei marinai e un nuovo target: il prepster. Acronimo che sta per: preppy e hispter. Il punto di congiunzione tra il mondo della marina/navigazione e quello prepster è rappresentato dall'elemento iconografico del tatuaggio. Per inciso il tatuaggio old school a tema marittimo.

Da qui si sviluppa tutto il piano editoriale definito per facebook:

e il blog su tumblr:

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MediaForm

Mediaform nasce con l'obiettivo di ricercare le possibilità di sinergia e interazione fra il mondo accademico e la realtà delle agenzie

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Ultimo aggiornamento:
11 dicembre 2018
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