ENTRARICERCA

Daniele Morena
Consumer Playmaker: Nella delicata fase d’arrivo presso l’audience di riferimento, quali sono le condizioni che regolano la buona ricezione del messaggio?

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Daniele Morena
Brand Manager Europa in Blend Agency
www.blend-agency.com

L’utente come percepisce la diversa tipologia di messaggi nell’affollamento quotidiano degli avvisi pubblicitari? Quale tipo di engagement risulterà maggiormente gradito?

Siamo consapevoli di vivere in un momento storico ed in un mercato in cui l’utente finale è letteralmente “bombardato” da impulsi pubblicitari a tutti i livelli della comunicazione. L’utente oggi è la rete! Vive connesso a network di ogni genere, con uno o più dispositivi che gli permettono – h24 – di essere la fonte di energia di un mondo digitale parallelo. Agenzie e professionisti si scontrano ogni giorno nel trovare la “formula magica” di comunicazione, la tipologia corretta di messaggio ma per noi della Blend Agency la verità è una (con le dovute sfumature in base al segmento di mercato): parlare semplice ed in maniera diretta come parleresti a tuo figlio appena nato! Poche parole, concetrate, emozionali in grado di suscitare subito l’interesse dell’audience anche sfruttando luoghi comuni. Nella semplicità dell’action è fondamentale non lasciare nulla al caso curando ogni dettaglio del testo, delle immagini e dei video. In questa maniera l’utente finale non vive l’esperienza di comunicazione come una forzata azione di vendita bensì come un coinvolgimento nella vita dell’azienda/del prodotto divenendo il primo ambassador del messaggio e aiutando nella viralizzazione.
In un mercato già inflazionato dalla scarsa professionalità e qualità degli operatori, influenzare digitalmente il pubblico è diventato una delle professioni più ambite dai giovani. Ambizioni di visibilità, soldi facili e la possibilità di un lavoro in proprio ed autogestito hanno creato un boom esponenziale di influencer e pseudo tali. Influenzare la famiglia, gli amici, i conoscenti è stata forse la prima pratica di marketing che il commercio ha visto e che tutti noi abbiamo da sempre praticato, il Passaparola. Questa action - ha avuto ed ha tutt’oggi - un grande potere nel momento in cui non viene percepita dall’utente finale come messaggio pubblicitario bensì come un vero e spassionato consiglio derivante da una buona esperienza vissuta. Oggi tutti sono consapevoli che gli influencer sono pagati per direzionare il mercato, al punto che i big di settore hanno deciso di fare un passo indietro e tornare a parlare esclusivamente del loro lifestyle senza l’inserimento invasivo di prodotti commerciali. Quanto possono realmente provocare engagement? Sulle fascie di età molto giovani sicuramente continueranno ad avere appeal ed un potere di condizionamento sugli acquisti (in particolare nei settori fashion & beauty). Su fasce di età più adulte, cambiano i linguaggi ed i contenuti e potranno essere degli utili consiglieri ma non dei puri trend setter.

Spesso non ci accorgiamo di quanto gli algoritmi stiano pilotando le nostre scelte attraverso l'utilizzo dei Big Data. Quale sarà Il futuro della comunicazione? Sarà esclusivamente Data Driven o c’è la possibilità di una svolta creativa Human Driven?

Oggi come oggi è fondamentale per le aziende e per le agenzie acquisire dati, elaborarli e costruire su di essi strategie di comunicazione e di business vincenti. Il mercato è diventato più ampio, più complesso. I canali di comunicazione – grazie alla tecnologia – si sono moltiplicati e permettono di arrivare ad ogni genere di utente, ottimizzando i tempi e gli investimenti per le aziende. Oggi è possibile creare strategie di comunicazione in ogni secondo di vita e per ogni azione dell’utente. Questo è possibile solo grazie ad un’analisi costante dei comportamenti e all’acquisizione di big data. Il binomio “Data/Human” non è però divisibile, la differenza la fa sempre la creatività umana, in grado di far vivere emozioni sempre più forti e precise grazie ai dati raccolti.

All’interno di un mercato sempre più esigente e competitivo, l’elemento cardine per le aziende resta la reputazione, attraverso la quale sono quotidianamente sotto esame da parte dei consumatori. La sostenibilità può aggiungere personalità al brand, suscitando un interesse più marcato nelle nuove generazioni?

La scelta di acquistare un marchio/prodotto sostenibile è di fondo uno stile di vita e non un desiderio apparso in sogno la notte prima. I big brand hanno iniziato ad aprire le porte al mercato della sostenibilità per abbracciare un segmento in espansione e molto attento al concetto “eco/green” (quanti però per reale stile di vita/filosofia e quanti per tendenza?). Per i grandi marchi che fino ad oggi hanno incentrato il loro business sull’appeal, l’innovazione e l’heritage può divenire un importante valore aggiunto nel momento in cui su una scala di valori, i primi 3 citati, non perdano punti a discapito della sostenibilità. Le aziende hanno iniziato ad investire ingenti fette del budget pubblicitario per veicolare politiche green, vuol dire che SI può essere una delle strade da percorrere.

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Ultimo aggiornamento:
8 agosto 2019
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