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Angela D’Amelio Titolare e Direttore Creativo di Carta e Matita
Le Interviste Mediastars XII Edizione

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Angela D’Amelio
Titolare e Direttore Creativo di Carta e Matita

La comunicazione può fare squadra? In un mercato sempre più competitivo la motivazione e la forza del gruppo possono essere ciò che fa la differenza?

Da sempre sono una convinta sostenitrice delle fantastiche potenzialità che ha un gruppo coeso. Se in un gruppo c'è collaborazione, anziché competizione, gli obiettivi diventano comuni, la forza per raggiungerli si moltiplica e tutto è più facile. Lavorare in un clima di competizione, soprattutto in un ambito come quello della comunicazione, è deleterio, ci si ripiega in se stessi e la creatività si spegne.
Il miglior coach secondo me deve essere interno all'azienda: il proprio capo o il titolare. Lo stile un po' americano prevede un esperto che conduce e motiva un team. Questa soluzione non mi sembra adatta a noi: vedremmo questa persona come un estraneo, un intruso, qualcuno che non ci conosce. Motivare le proprie persone vuol dire metterle al corrente dei propri desideri, e anche delle proprie difficoltà. Vuol dire: "credo in te, sei unico, con te ce la possiamo fare". Credo che le persone vadano motivate proprio sottolineando la frase TU SEI IMPORTANTE PER ME, PER L'AZIENDA, PER IL GRUPPO.

Crede che il nostro settore sia ben rappresentato dalle associazioni della comunicazione italiana? Quanto si sente partecipe della loro iniziative?

Credo molto nel valore delle Associazioni. Infatti, sono socia TP, AIAP, ADCI e anche di associazioni internazionali come l'Art Directors Club di New York; faccio inoltre parte del Consiglio Direttivo UNICOM. Alcune di queste associazioni sono rivolte al professionista in prima persona; altre come Unicom rappresentano le Aziende, le sostengono, le promuovono e soprattutto le tutelano: farne parte è importantissimo e molto utile.
A Milano, forse, abbiamo troppi stimoli e ci manca il tempo per essere sempre presenti a tutto quello che un’Associazione propone. Spesso dobbiamo scegliere tra altre occasioni di incontro per convegni, mostre, premiazioni, ecc. Diversa è la situazione in provincia dove, a quanto vedo, sembrano molto attenti a quanto viene proposto dalla propria Associazione; anzi, spesso chiedono che si faccia di più, soprattutto in ambiti come la formazione.

All’interno della vostra struttura riesce a delineare quali sono stati i risultati della sua attività di coaching?

Come dicevo, la nostra attività di coaching si limita a motivare un gruppo di lavoro solo quando c'è un obiettivo importante da raggiungere e magari i tempi sono ristretti e fare gruppo, dedicare il proprio tempo all'azienda è essenziale per prendere un cliente. In effetti mi ritengo fortunata, le mie persone sono molto responsabili, legate all'azienda e soprattutto legate a me come titolare.

Le è capitato di pensare di aumentare le capacità del proprio team, cercando di migliorare le competenze e le performance relative, intervenendo con un approccio mirato alla collaborazione con professionisti free-lance?

Assolutamente sì. Noi siamo un'agenzia di dieci persone con varie competenze: copywriter, account, web master, illustratore, grafici esecutivisti e Graphic designer. Tuttavia, spesso mi capita di pensare che per esigenze particolari ci vorrebbe un professionista specifico, ed ecco che mi attivo per ingaggiarlo. Cerco nel meglio della creatività italiana o internazionale per dare quel valore aggiunto ad un lavoro che in quel momento io giudico non adatto al mio team interno. Devo dire che questo metodo l'ho adottato da sempre e quindi le mie persone sono abituate a collaborare con esterni, a vederli non come competitors ma come ricchezza per tutti. E questo è davvero un successo.

A proposito di spirito di squadra e orgoglio di appartenenza vorrei citare infine un esempio. Negli Stati Uniti, la società di autonoleggio numero uno è la Hertz, ma l'Avis ha implementato una campagna pubblicitaria vincente, che diceva: “Noi siamo i numeri due ... quindi ci mettiamo più impegno”. In inglese: We try harder. Il loro personale va tuttora in giro fregiandosi di questo slogan. Pensa che questo esempio possa rappresentare anche il caso vostro?

Mi sono sempre rispecchiata in questo esempio che riportate. La nostra agenzia infatti deve spesso competere con le grandi e l'unica vera arma vincente che ha, e che i clienti apprezzano è proprio l'impegno doppio, triplo che noi ci mettiamo. Per noi il cliente è sacro, piccolo o grande che sia. Perciò la nostra dedizione, la nostra passione, è tanta, perché non possiamo permetterci di deluderlo. Per fare ciò bisogna essere compatti, tutti per uno. Il cliente vede e apprezza questa passione. Ed è per questo che quando ci presentiamo diciamo: "siamo piccoli...quindi ci mettiamo più impegno".

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17 giugno 2019
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